Alzheimer, AbbVie e Voyager Therapeutics studiano farmaci diretti contro la proteina tau

AbbVie ha siglato un accordo per utilizzare una tecnologia con vettore virale adeno-associato (AAV) sviluppata dalla societÓ di terapia genica Voyager Therapeutics, per lo sviluppo di terapie anticorpali dirette contro la proteina tau per il trattamento del morbo di Alzheimer e altre condizioni neurodegenerative.

AbbVie ha siglato un accordo per utilizzare una tecnologia con vettore virale adeno-associato (AAV) sviluppata dalla società di terapia genica Voyager Therapeutics, per lo sviluppo di terapie anticorpali dirette contro la proteina tau per il trattamento del morbo di Alzheimer e altre condizioni neurodegenerative.

«AbbVie è focalizzata sullo sviluppo di trattamenti per affrontare la crisi della sanità pubblica presentata dall'Alzheimer e da altre malattie neurodegenerative», ha dichiarato Jim Sullivan, vicepresidente della scoperta farmaceutica di AbbVie. «La piattaforma di anticorpi vettorizzati Voyager presenta un approccio innovativo per affrontare le sfide nel trattamento dei disturbi neurologici associati alla somministrazione di terapie biologiche. Questa collaborazione ha il potenziale per rispondere alle esigenze dei pazienti che vivono in condizioni come il morbo di Alzheimer, la paralisi sopranucleare progressiva e la demenza frontotemporale».

AAV è la sigla “virus adeno-associati” ed è una tecnologia che consiste nell’impiego di un piccolo virus non patogeno, a cui viene associato un frammento genetico, per trasportare il gene funzionale nella cellula; il virus funge così da vettore genico e ha la potenzialità di poter “infettare” in modo innocuo una grande varietà di cellule.

I termini dell’accordo
Nell'ambito dell'accordo, Voyager riceverà un pagamento in contanti anticipato di $ 69 mln e fino a $ 155 mln in potenziali pagamenti preclinici e di opzione sulla Fase 1. Inoltre, Voyager ha diritto a ricevere fino a $ 895 mln a raggiungimento di obiettivi di sviluppo e normativi per ogni anticorpo tau vettorizzato, e potrà ricevere royalties sulle vendite nette di qualsiasi prodotto.
Come parte della collaborazione, Voyager sarà responsabile della ricerca preclinica e dello sviluppo della Fase 1, mentre AbbVie guiderà ulteriori sviluppi se eserciterà la sua opzione. AbbVie si assumerà la responsabilità per la commercializzazione di eventuali terapie sviluppate per la malattia di Alzheimer e altre patologia dipendenti dalla proteina tau, mentre Voyager manterrà un’opzione per condividere la responsabilità finanziaria per lo sviluppo clinico in cambio di percentuali più elevate di royalty.

La proteina Tau e l’Alzheimer
La funzione normale della proteina è di stabilizzare i microtubuli, strutture intracellulari che sono parte del sistema necessario per il trasporto di molecole dal corpo del neurone fino alle sinapsi.
Nel cervello dei malati di Alzheimer, la proteina tau viene modificata in modo che, invece di adempiere alle sue funzioni normali, formi filamenti che si accumulano in grovigli, danneggiando le cellule nervose.

Secondo uno studio recente, l’incremento dell’amiloide instrada verso lo sviluppo dell’Alzheimer, ma i sintomi possono non comparire per molti anni. La proteina tau sembra svilupparsi nel lobo temporale mediale e nell’ippocampo come parte del normale processo di invecchiamento, ma quando essa si diffonde nel lobo temporale laterale e nelle aree parietali, sembra scatenare i sintomi del morbo di Alzheimer. Questa proteina potrebbe dunque essere utile come strumento diagnostico per i pazienti con lievi deficit cognitivi.

Un obiettivo alternativo per aggredire l’Alzheimer
Il target tau non è nuovo nella ricerca di farmaci contro l'Alzheimer, ma il settore è stato affollato dall'enorme quantità di candidati diretti alla beta amiloide, e che finora non hanno portato a risultati degni di nota.

La proteina tau è stata perseguita come bersaglio terapeutico da un gruppo selezionato di aziende, secondo le quali porta direttamente alla compromissione della funzione cerebrale e alla perdita di cellule neuronali.

I suoi sostenitori insistono sul fatto che potrebbe essere un obiettivo migliore dell'amiloide, dal momento che sembra essere un miglior marcatore di progressione della malattia rispetto alla beta-amiloide, che è generalmente già sviluppata prima che i sintomi cognitivi comincino a manifestarsi.

AbbVie ha all’attivo altre ricerche sulla tau, con il suo candidato ABBV-8E12 di Fase 2, per il quale sono previsti i primi dati sull'Alzheimer nel 2020, ma ritiene che ci potrebbero essere grandi vantaggi grazie al nuovo AAV, dato che «uno dei limiti attuali con l'uso di infusioni settimanali o bisettimanali di terapie biologiche per malattie neurodegenerative è che solo una piccola quantità di farmaco è in grado di penetrare nel cervello».

Come l'amiloide, tau è comunque ancora lontano dal dimostrare il suo valore come bersaglio nella malattia di Alzheimer. Uno dei principali sostenitori dell'ipotesi tau, la TauRx Pharmaceuticals, ha subito una battuta d'arresto quando il suo principale candidato per via orale LMTX non è stato in grado di rallentare il declino cognitivo nell'Alzheimer e in un'altra condizione neurodegenerativa chiamata demenza frontotemporale (FTD). LMTX è un inibitore dell’aggregazione tau che verrà inserito in nuovi studi clinici per meglio esplorare alcuni incoraggianti risultati secondari ottenuti negli studi di Fase 3 già completati.

Anche altre importanti aziende farmaceutiche, come Eisai / Biogen, Bristol-Myers Squibb e Astellas, hanno dichiarato di avere programmi tau in loro pipeline.