Amgen ha appena siglato con la biotech americana Bind Bioscience un accordo del valore massimo di 180 milioni di dollari finalizzato allo sviluppo di un nuovo anticancro inibitore di chinasi che sfrutta le nanotecnologie per la terapia di una serie di tumori solidi.
L’accordo, che prevede pagamento inziali per $46,5 mln e altri successive per $134 mln, dà ad Amgen la possibilità di accedere  alla tecnologia di Bind che prende il nome di Accurins.

La tecnologia Accurins comprende diversi elementi. Innanzitutto si cerca di migliorare la capacità del farmaco di andare a bersaglio. Le nanoparticelle vengono dotate di particolari ligandi che consentono di riconoscere particolari proteine o recettori situati sulla superficie della cellula cancerosa e che fanno si che il farmaco possa accumularsi in via preferenziale sul sito di attacco.

Inoltre, sulla superficie delle nanoparticelle vi sono particolari strati protettivi che le isolano dall’attacco delle cellule del sistema immunitario del paziente. Poi, la matrice delle nanoparticelle consente di incorporare principi attivi farmaceutici di varia natura, quali piccole molecole, peptidi, proteine, acidi nucleici come siRNA. Infine, i polimeri della matrice di nanoparticelle sono biodegradabili e biocompatibili e modulano il rilascio del farmaco affinchè sul sito di azione ne arrivi la giusta quantità.

Questa tecnologia assomiglia molto a quella utilizzata con il paclitaxel legato all’albumina (nab paclitaxel), un farmaco sviluppato da Abraxis BioScience, una biotech acquisita nel 2010 da Celgene. Per superare i problemi legati alla scarsa solubilità dei taxan,i che richiede l’utilizzo di solventi potenzialmente dannosi, nel 1992 un medico, Patrick Soon-Shiong e un chimico, Neil Desai, ebbero l’idea di tentare di fondere il farmaco (paclitaxel) con l’albumina, la proteina del plasma che nel nostro organismo è deputata a trasportare sostanze insolubili in acqua.

Grazie alle nanotecnologie fu possibile mettere a punto delle nanoparticelle di albumina del diametro di 130 nanometri (un nanometro è la miliardesima parte di un metro), ognuna delle quali conteneva una piccolissima quantità di paclitaxel. Oltre ad evitare l’uso dei solventi e a ridurre il rischio di reazioni allergiche, si scoprì che le nanoparticelle di albumina davano un passaggio al farmaco portandolo direttamente dentro la cellula tumorale. In questo modo l'efficacia del farmaco è aumentata del 49%.

Vedremo in futuro se la tecnologia che Amgen ha appena acquisito darà risultati altrettanto brillanti.