Mettendo sul tavolo 120 dollari per azione pari a una valutazione complessiva di 10 miliardi di dollari, la californiana Amgen, la più grande società biotech a livello mondiale, ha fatto un'offerta formale per acquisire la biotech Onyx Pharmaceuticals. L'offerta ha spinto al rialzo del 30% le azioni di Onyx. I farmaci di Onyx si inserirebbero bene nel listino di Amgen, già ben presente in oncologia ma per lo più con farmaci di supporto.

Lo rivela la testata canadese Financial Post che ha avuto accesso a documenti riservati. Onyx ha confermato di aver ricevuto l'offerta di Amgen che però ha giudicato inadeguata al valore della società. Evidentemente la piccola biotech si fa forte di altre offerte che le sono pervenute. Tra i possibili acquirenti sono girati i nomi di Roche, Eli Lilly & Co, Takeda, Bristol-Myers Squibb e Sanofi.

Onyx è la società che ha messo a punto il farmaco anti cancro sorafenib (Nexavar), i cui diritti qualche anno fa sono stati ceduti a Bayer in cambio di una somma in cash e di royalties sulle vendite. Inoltre Bayer riconosce a Onyx una quota del 20% delle vendite di regorafenib, un farmaco oncologico parente stretto di sorafenib approvato per il cancro del colon retto.

Regorafenib è stato sviluppato da Bayer ma su di esso nel 2009 era nata una disputa legale nella quale alla fine aveva prevalso Onyx che sosteneva come lo sviluppo del prodotto avesse infranto gli accordi inziali tra le due aziende che riguardavano il meccanismo di azione di sorafenib e dei suo derivati. Le royalties sui due farmaci hanno fruttato la maggior parte del fatturato di Onyx, che lo scorso anno è stato pari a $362 milioni.

I farmaci di Onyx si inserirebbero bene nel listino di Amgen, già ben presente in oncologia ma per lo più con farmaci di supporto. Inoltre, i nuovi farmaci servirebbero anche a compensare il declino delle vendite di Aranesp e Epogen,  che lo scorso anno hanno generato un fatturato di circa  $4 mld, ma le cui vendite sono in calo per la concorrenza dei biosimilari e un loro minor utilizzo rispetto al passato.

Oltre a sorafenib, l’azienda californiana ha sviluppato un altro farmaco oncologico approvato dall’Fda lo scorso anno e già in commercio. Si tratta di carfilzomib, un inibitore del proteasoma indicato per la terapia del mieloma multiplo. Il farmaco appartiene alla stessa classe di bortezomib; rispetto a quest'ultimo, tuttavia, carfilzomib dovrebbe essere più specifico e avere quindi un miglior profilo di tollerabilità.

Inoltre, Onyx sta studiando in fase III il farmaco oncologico palbociclib, un inibitore delle chinasi CDK4 e CDK6 che viene sviluppato per la cura del tumore alla mammella. Per questo prodotto Onyx ha siglato un accordo con Pfizer che le consentirà di ottenere royalties pari all’8% delle future vendite. Se ovviamente sarà approvato.

L’azienda ha anche un altro farmaco della stessa classe di carfilzomib. Si tratta di oprozomib, farmaco disponibile per via orale e in fase I/II di sviluppo.

Infine, Onyx sta sviluppando NX 0914,  un farmaco che agisce come inibitore dell’ immunoproteasoma. Quest’ultimo è una proteasi che, nel contesto della risposta immunitaria, frammenta le proteine non self in peptidi, i quali vengono poi presentati al sistema immunitario dal complesso MHC di classe I, sulla superficie cellulare esterna. Nelle malattie autoimmuni questo meccanismo appare disregolato, tanto è vero che il sistema immunitario elimina per sbaglio le cellule sane. Recenti acquisizioni suggeriscono che l’immunoproteasoma regoli la produzione di citochine pro infiammatorie come il Tumor Necrosis Factor-α (TNF-α), Interleukina-6 (IL-6), IL-17, e IL-23.  In modelli preclinici di artrite reumatoide e di lupus, ONX 0914 ha bloccato la progressione di queste patologie a dose ben tollerate.