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Amgen pone fine alla collaborazione con AstraZeneca incentrata su brodalumab

Tutto era quasi pronto per il deposito della domanda di registrazione del farmaco. Però Amgen ha reso noto di aver deciso di abbandonare lo sviluppo di brodalumab, un anticorpo monoclonale anti IL-17 studiato per la psoriasi e altre patologie su base infiammatoria sul quale la società californiana stava  lavorando assieme ad AstraZeneca.

La ragione della decisione, come fa sapere Amgen nel suo comunicato, risiede nella sicurezza del farmaco e  in particolare nelle segnalazioni di pensieri suicidi e comportamenti finalizzati al suicidio. Benché rari, ovviamente questi effetti pongono un grosso limite all’impiego del farmaco e, qualora esso venisse approvato, ne imporranno indicazioni restrittive.

Amgen fa sapere di volersi concentrare su alte patologie che hanno bisogni medici ancora insoddisfatti.

La collaborazione fra Amgen ed AstraZeneca era iniziata nel 2012 quando le due società decisero di co-sviluppare cinque anticorpi monoclonali. Bradalumab è uno di questi e si trova già molto avanti nello sviluppo avendo già completato con successo diversi studi di Fase III.

A questo punto, la palla passa ad AstraZeneca che dovrà valutare se proseguire lo sviluppo di brodalumab, pur conscia del limiti del prodotto oppure se fermarsi anche lei.

Brodalumab è un anticorpo monoclonale che ha come target il recettore dell'interleuchina 17 (IL-17); grazie a questo legame viene inibita la trasmissione del segnale infiammatorio attraverso il pathway dell’IL-17 bloccando il legame di diversi ligandi dell’IL-17 al recettore. Impedendo ai ligandi di attivare il recettore, brodalumab fa sì che l’organismo non riceva più i segnali che portano all’infiammazione. Il pathway dell’IL-17 svolge infatti un ruolo centrale nell’indurre e promuovere i processi infiammatori patologici.

Negli studi di fase III, già completati e parte del programma AMAGINE, il farmaco aveva risposto bene, risultando superiore persino a ustekinumab (anti IL-12 e 23) , farmaco già in commercio e di provata efficacia.

Per brodalumab si prevedevano vendite annue fino ad un massimo di 2 miliardi di dollari e la stessa AstraZeneca nelle sue previsioni ne aveva indicato vendite al picco comprese tra $500 milioni e $1,5 miliardi.

IL-17 è il target anche di altri farmaci in sviluppo come ixekizumab (Eli Lilly) e secukinumab (Novartis), quest’ultimo già approvato in Europa ed Usa. Avere lo stesso bersaglio non significa condividerne gli effetti, anche perché il meccanismo di azione dei tre farmaci è leggermente diverso.

Per AstraZeneca non è certo una bella notizia anche perché la società britannica sta cercando di affrancarsi dalle vendite di farmaci di grande successo il cui brevetto in molti Paesi è già scaduto (esomeprazolo)  o è prossimo alla scadenza (rosuvastatina). AstraZeneca punta molto su oncologia, diabete, malattie polmonari e malattie infiammatorie, area sulla quale si è concentrata dopo l’acquisizione nel 2007 di Medimmune. Adesso, la previsione di Pascal Soriot, ad della società britannica, di vendite per $45 miliardi come obiettivo per il 2023 si fa ancora più ambiziosa.

Danillo Magliano

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