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Amgen si espande in oncologia e compra biotech americana

Amgen ha reso noto di aver finalizzato l'acquisizione della società  biotech americana BioVex attraverso un accordo del valore di 450 milioni di dollari. Il valore totale della transazione potrebbe salire fino a 1 miliardo di dollari qualora venissero raggiunte le milestones cliniche prestabilite per OncoVex, un nuovo vaccino in fase avanzata di sviluppo per la terapia del melanoma e del tumore testa collo.
Entro pochi anni, Amgen si dice fiduciosa di poter commercializzare il nuovo farmaco che ha da poco iniziato la fase III.

Il vaccino è a base di un virus attenuato che penetra all'interno delle cellule sane e di quelle tumorali. Nelle cellule sane il virus rimane inattivo mentre in quelle tumorali determina la produzione di GM-CSF (Granulocyte Macrophage Colony Stimulating Factor), una citochina che causa la distruzione della cellula cancerogena.  Il vaccino sembrerebbe efficace non solo per i melanomi meno aggressivi, ma anche per quelli più pericolosi ed in uno stato già avanzato di malattia.

In uno studio di fase II, il vaccino è stato testato su 50 pazienti con melanoma in stato avanzato (fase IIIc e IV), con risultati promettenti. Il tumore si è arrestato per almeno 4 anni nel 16 per cento dei casi, mentre si è registrata una riduzione del melanoma addirittura del 50 per cento, nel 28 per cento dei malati.
La fase III vedrà coinvolti  400 pazienti.

Il melanoma è un tumore maligno che può presentarsi sulla pelle, le mucose, le meningi e l'occhio, origina dai melanociti, cellule che producono il pigmento e dalle quali prende il nome. E' un tumore che normalmente colpisce i soggetti adulti, sempre più comune ed in costante aumento.

I fattori di rischio sono molteplici: familiarità, fototipo cutaneo chiaro, presenza di un nevo congenito gigante, precedente diagnosi di melanoma, uno stato di immunodeficienza etc. Tuttavia ne esistono due riconosciuti come generali per tutta la popolazione: esposizione al sole e ustioni cutanee. Di queste ultime, le più pericolose sono le infantili.

Journal of Clinical Oncology, Vol 27, 2009: pp. 5763-5771

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