Antitumorale scartato da Novartis studiato contro il nanismo

La biotech californiana BridgeBio, una società specializzata nella ricerca di nuove soluzione terapeutiche per malattie rare di origine genetica, ha ottenuto in licenza da Novartis un programma per il cancro recentemente abbandonato dalla società svizzera. Verrà sviluppato da QED Therapeutics, una sussidiaria di BridgeBio, che ha piani insoliti per il farmaco.

La biotech californiana BridgeBio, una società specializzata nella ricerca di nuove soluzione terapeutiche per malattie rare di origine genetica, ha ottenuto in licenza da Novartis un programma per il cancro recentemente abbandonato dalla società svizzera. Verrà sviluppato da QED Therapeutics, una sussidiaria di BridgeBio, che ha piani insoliti per il farmaco.

Il prodotto, chiamato infigratinib o BGJ398, un inibitore selettivo e molto potente del recettore tirosin-chinasico del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), è già coinvolto in studi di Fase 2 per pazienti con cancro del dotto biliare con fusioni di FGFR. Si tratta di una situazione patologica in cui due geni si fondono a formare un gene anomalo che produce una proteina capace di alimentare le risorge energetiche delle cellule tumorali.

Pur avendo mostrato un'attività clinica significativa all'inizio dello studio, lo scorso anno Novartis ha deciso di metterlo da parte.

«Inizialmente stavano sviluppando l'inibitore di FGFR per uno spettro molto più ampio di malattie oncologiche», ha dichiarato Michael Henderson, il responsabile della ricerca di nuove attività per BridgeBio. Anche se in due indicazioni, ovvero il cancro del dotto biliare (colangiocarcinoma) e il carcinoma uroteliale, il farmaco ha mostrato una risposta interessante, questo non è bastato a Novartis per andare avanti con lo sviluppo.

Quanto scoperto basta invece a BridgeBio, che ha coinvolto QED Therapeutics per sviluppare il farmaco grazie a un finanziamento iniziale di 65 milioni di dollari. Una parte del denaro andrà direttamente a Novartis per la licenza, che riceverà anche pagamenti a raggiungimento di determinati traguardi e royalties dalle vendite, se si arriverà alla commercializzazione. I dettagli dell'accordo non sono ancora stati resi noti.

Il colangiocarcinoma colpisce circa 6.000-8.000 pazienti all'anno negli Stati Uniti. Le opzioni di trattamento sono limitate e il tasso di sopravvivenza varia a seconda che il tumore sia presente sui rami del dotto biliare all'interno o al di fuori del fegato.

«Nonostante gli enormi progressi nello studio dei potenziali farmaci nel colangiocarcinoma, rimane la necessità significativa di fornire opzioni a questi pazienti», ha dichiarato Stacie Lindsey, presidente della Cholangiocarcinoma Foundation. «I pazienti e gli operatori sanitari con cui lavoriamo sono molto fiduciosi dei primi risultati di infigratinib, e siamo entusiasti che l'appassionato team di BridgeBio e QED stia lavorando per portare avanti questo farmaco».

BridgeBio interessata anche a un diverso utilizzo
Curiosamente l'infigratinib aveva inizialmente stuzzicato l’interesse di BridgeBio per altri motivi, che rientreranno in gioco da qui in avanti.

Henderson, che ha co-fondato PellePharm all’età di 22 anni quando era ancora alla facoltà di medicina, ora lavora in BridgeBio per scovare risorse promettenti. A 28 anni, dice di passare il tempo a spremere PubMed, a leggere gli abstracts e, a volte, a scartabellare le dichiarazioni finanziarie delle Big Pharma in cerca di qualcosa di interessante.

Solo pochi mesi fa, Henderson è stato intrigato da un articolo su una forma di nanismo genetico chiamato acondroplasia. La condizione impedisce alla cartilagine di trasformarsi in osso, in particolare nelle braccia e nelle gambe, e può causare la compressione del tronco cerebrale e altre complicazioni a causa del mancato sviluppo osseo. Secondo la National Organization for Rare Disorders, la condizione è stata collegata a mutazioni del gene FGFR3 e ha una frequenza di una su 15.000-30.000 nascite.

Nel documento che ha catturato l'attenzione di Henderson, i ricercatori hanno mostrato in modelli murini che basse dosi di infigratinib potrebbero trattare l'acondroplasia alla fonte, agendo direttamente sulla mutazione del gene FGFR3. In teoria, questo potrebbe significare molto per alcuni pazienti affetti da questa rara patologia genetica.

Un intervento mirato alla causa della malattia potrebbe aiutare le ossa a crescere più normalmente, e forse a ridurre gravi complicazioni come il conflitto cranico, che nel lungo periodo può richiedere un intervento chirurgico. Potrebbe anche ridurre la stenosi spinale, l'apnea ostruttiva del sonno e le infezioni dell'orecchio.
Henderson decide quindi che BridgeBio dovrebbe cercare di fare suo il programma infigratinib, e scopre che Novartis sta già cercando acquirenti.

In effetti, la multinazionale svizzera aveva già alcune proposte da altre società che speravano di aggiudicarsi il farmaco.
«Siamo riusciti a mettere insieme l’offerta nel giro di un mese, abbiamo riunito la squadra giusta e in due mesi avremmo fatto progressi», ha detto Henderson.

BridgeBio ha fatto una proposta allettante a Novartis: avrebbero portato avanti il programma di Fase 2 sul cancro, condotto studi sul colangiocarcinoma e sul carcinoma uroteliale (dati positivi permettendo) e si sarebbero concentrati su alcuni lavori preclinici nella nuovissima indicazione dell'acondroplasia.

Più pazienti si possono raggiungere con il farmaco, meglio è. Quindi Novartis ha accettato l'accordo.
«Siamo davvero interessati all'idea che le terapie antitumorali mirate possano essere utilizzate per affrontare altre condizioni genetiche», ha dichiarato Neil Kumar, CEO di BridgeBio.

«Ci impegniamo a portare questo candidato fino alla fase di sviluppo avanzata e a fornire ulteriori prove della sua forte efficacia nel cancro, già dimostrata in diversi studi», ha dichiarato Daniel Hoth, a capo del dipartimento medico di QED.