Dopo sei anni di operato, l’amministratore delegato di AstraZeneca Brennan lascerà il gruppo il prossimo primo giugno. Simon Lowth, attuale direttore finanziario, è stato nominato dal consiglio di amministrazione come nuovo amministratore delegato ad interim.

A chiedere un cambio al vertice erano stati molti dei più importanti azionisti di AstraZeneca, al fine di determinare un forte cambio di rotta dell’azienda, colpita da brevetti in scadenza e dal fallimento di numerosi  farmaci in sviluppo.  A detta dei suoi detrattori Brennan non sarebbe riuscito a determinare quei cambiamenti strategici necessari ad assicurarne uno sviluppo duraturo.

La decisione arriva subito dopo la ufficializzazione dei dati del primo trimestre del 2012 nei quali i profitti aziendali sono crollati del 44% e le vendite hanno segnato – 11%, assestandosi a 7,3 miliardi di dollari, ben sotto il budget. Le azioni di Astra adesso sono quotate un multiplo di 7,4 volte i profitti attesi nel 2012, segno che gli investitori hanno scarsa fiducia sulle prospettive di crescita della compagnia farmaceutica britannica.

L’accusa più grave fatta a Brennan è quella di immobilismo. Molti spingono perché Astra faccia qualche grossa acquisizione, che consenta di superare un momento non facile, mentre Brennan ha sempre insistito per operazioni di piccolo e medio calibro, come l’alleanza appena siglata con Amgen per nuovi anticorpi in fase precoce di sviluppo clinico oppure quella siglata pochi giorni del valore di 1,26 miliardi di dollari fa che ha portato Astra ad acquisire la biotech californiana Ardea Biosciences, che ha un farmaco in fase III, lesinurad, per la terapia della gotta. L’unica importante acquisizione effettuata da Brennan fu nel 2007 quella di MedImmune, pagata ben 15 miliardi di dollari, e da tutti oramai giudicata un clamoroso flop.

Non è certo così, pensano gli azionisti insoddisfatti, che l’azienda potrà superare le scadenze dei brevetti di quetiapina, esomeprazolo e rosuvastatina, previste nel giro di pochi anni.

L’elenco dei farmaci in sviluppo e non andati in porto è piuttosto lungo, anche se si guarda solo agli ultimi anni. Lo scorso dicembre AstraZeneca ha posto termine allo sviluppo di olaparib, un farmaco studiato per il cancro all’ovaio. Ha anche deciso di interrompere lo sviluppo di TC-5214 un farmaco studiato per la depressione severa. L’antidiabetico dapagliflozin non è stato approvato dall’Fda anche se l’Ema pochi giorni fa ha dato parere positivo.

Nel 2010, invece, l’azienda aveva interrotto lo sviluppo di motavizumab, un anticorpo monoclonale non ancora in commercio studiato per la profilassi dei bambini ad alto rischio di complicanze per le infezioni da virus respiratorio sinciziale. Sempre nel 2010 si era registrato il fallimento di cediranib un farmaco sviluppato per il carcinoma polmonare non a piccole cellule. Ancora, nel giugno del 2010 l’Fda non aveva approvato l’associazione fissa di aspirina e esomeprazolo.

L’azienda aveva risposto a questa serie di insuccessi con una riorganizzazione che ha portato a forti tagli del personale, bel 7300 solo nell’ultima tornata.Adesso forse è tempo di ricostruire e ripartire su basi nuove e con una diversa strategia. Magari incentrata su qualche acquisizione di medo calibro che dia un po’ di respiro all’azienda in attesa dei frutti della pipeline che rimane comunque interessante. Sperando anche che la sfortuna, che sull’azienda si è particolarmente accanita, adesso guardi altrove.