AstraZeneca ha deciso di interrompere lo sviluppo di fostamatinib,  un farmaco antiartrite sperimentale disponibile per via orale che aveva oramai completato la fase III. La decisione è stata presa alla luce dei risultati clinici giudicati dall'azienda non convincenti.
    
Butta male anche per la biotech californiana Rigel Pharmaceuticals, scopritrice della molecola, che vede di colpo svanire i propri sogni in quanto il farmaco era il solo su cui puntava veramente. La decisione comporterà per AstraZeneca un onere di 140 milioni.

Fostamatinib è un inibitore della tirosin-chinasi della milza (Spleen tyrosine kinase, Syk) attivo per via orale. La Syk appartiene a quella classe di protein-chinasi definite non-recettori, indispensabili per la trasmissione del segnale dagli immunorecettori in varie cellule ematopoietiche. Fostamatinib determina l'inibizione dell'attivazione delle mastcellule e dei linfociti B e della risposta infiammatoria ad esse collegata.

La decisione non è del tutto inattesa e giunge dopo i risultati giudicati non competitivi (pur avendo raggiunto la significatività statistica)  degli studi OSKIRA-2 e OSKIRA-3.  I punteggi dell’ACR 20 (la percentuale di pazienti che raggiunge almeno il 20% di articolazioni migliorate su dolore, edema e altri parametri) era compreso fra il 27,8% e il 39,6%, un dato giudicato insufficiente (con il placebo si è raggiunto il 21,1%-24,5%).

Pochi giorni fa erano stati resi noti i risultati top-line dello studio OSKIRA-1, un trial di fase III il cui obiettivo era valutare efficacia e sicurezza di fostamatinib come trattamento per l'artrite reumatoide (AR). L’esito dello studio era stato a metà. Infatti, era stato centrato uno solo dei due endpoint primari: il miglioramento della risposta ACR20 rispetto al placebo. Per quanto riguarda il secondo, invece, cioè il miglioramento del Total Sharp Score modificato (mTSS), non si sono viste differenze significative tra farmaco e placebo.

Qui di seguito una tabella riassuntiva dei dati dei tre studi di fase III.



Pochi mesi fa erano stati resi noti i dati dello studio OSKIRA nel quale fostamatinib era risultato inferiore ad adalimumab in uno studio di fase II della durata di 24 settimane che intendeva dimostrare la non inferiorità verso adalimumab nella cura dei segni e dei sintomi dell'artrite reumatoide.

Il programma di fase III, che prende il nome di OSKIRA, comprendeva  tre studi che hanno investigato il farmaco in pazienti con artrite reumatoide. Questi studi comprendevano due trial a 12 mesi in pazienti che non rispondevano ai DMARD>s, compreso il metotrexate, e uno studio a 6 mesi in pazienti in cui fossero falliti i farmaci anti TNF.

I nuovi farmaci orali per la terapia dell’artrite reumatoide sembrano deludere le aspettative inziali. Oltre al flop di fostamatinib, c’è stato il recente  giudizio negativo del Chmp (cui Pfizer si è già appellata) per tofacitinib che però ha avuto il via libera negli Usa. Resta baricitinib (farmaco di Lilly), un nuovo inibitore di JAK1 e JAK2 anch’esso in fase III, del quale –forse- avremo novità tra pochi giorni, al congresso EULAR di Madrid.

Oramai il  settore dei farmaci per la terapia dell’artrite reumatoide è diventato tra i più competitivi in assoluto. Non mancano i farmaci validi e per primeggiare ci vuole qualche cosa di più, o per lo meno niente di meno, rispetto all’esistente. Non basta la comodità della via orale.