AstraZeneca ha siglato un accordo del valore di 1,26 miliardi di dollari per l’acquisizione della biotech californiana Ardea Biosciences, una società dedicate allo sviluppo di piccolo molecole. Il farmaco di Ardea in fase più avanzata di sviluppo  è lesinurad, attualmente in fase III  come potenziale trattamento dell’uricemia nei pazienti affetti da gotta. La somma pagata da AstraZeneca, pari a $32 per azione rappresenta un premium price del 50% rispetto all’ultimo valore di borsa della società di San Diego.

Conosciuto anche come RDEA594, lesinurad è un inibitore selettivo di URAT1, una proteina che si trova a livello delle cellule tubulari prossimali del rene e che regola l'escrezione di acido urico dal corpo. Nei pazienti con gotta è stata riscontrata un'alterazione di questa proteina, quindi moderare l'attività del trasportatore URAT1 e favorire l'escrezione di urato dal corpo risulta efficace per diminuire la concentrazione di acido urico nel siero. Una diminuzione ulteriore dei livelli di acido urico si ottiene quando il farmaco è usato in combinazione con allupirolo , farmaco che inibisce direttamente la produzione di urato.

Il farmaco viene sviluppato come terapia once a day per la cura dell’uricemia nei pazienti con gotta. Viene studiato nel corso di un programma di fase III quale terapia aggiuntiva all’allopurinolo, che rimane lo standard of care, nei pazienti che con questo farmaco non ottengono risultati  non soddisfacenti oppure nei pazienti intolleranti all’allupurinolo oppure al febuxostat oppure in aggiunta a febuxostat nella gotta  tofacea.
Il deposito del dossier registrativo all’Fda e all’Ema è previsto nella prima metà del 2014.

Oltre a lesinurad, Areda sta sviluppando un follow on di questo farmaco, ad azione ancora più selettiva nei confronti di URAT1 che attualmente si trova in fase I. Infine, Areda ha nella sua pipeline un farmaco oncologico inibitore della  MEK (mitogen-activated ERK kinase) che viene sviluppato insieme a Bayer HealthCare.

Con sede a San Diego, Ardea Biosciences non ha per farmaci in commercio e nel 2011 ha registrato una perdita di circa 86 milioni di euro.

Quella di oggi è una risposta, anche se parziale, alle numerose critiche che erano piovute sul management della società britannica accusata di immobilismo e di non reagire di fronte alla scadenza prevista entro pochi anni dei brevetti di farmaci chiave del listino aziendale come Seroquel, Nexium e Crestor.  A parte accordi limitati, come quello siglato da poco con Amgen, l’azienda, a detta di numerosi azionisti, non era riuscita a fare dei significativi passi in avanti per riorientare il proprio business, La quasi certa approvazione di dapagliflozin in Europa (il Chmp ha appena dato il suo ok) e l’accordo di oggi costituiscono delle buone notizia per AstraZeneca, le prime dopo diverso tempo.