Oggi AstraZeneca ha respinto la nuova proposta di Pfizer di acquisire la società britannica per £ 50 per azione (84,47 dollari), dicendo che è "inadeguata ".  A inizio giornata, Pfizer aveva ufficializzato una nuova proposta per comprare la società britannica per un controvalore totale di 63 miliardi di sterline (106,5 miliardi dollari).

All'inizio della settimana, Pfizer aveva confermato che stava valutando le sue opzioni per quanto riguarda una possibile fusione con AstraZeneca facendo sapere di aver contattato l'azienda a più riprese ma sempre con risposta negativa.

La prima proposta Pfizer l’aveva fatta già nel mese di gennaio, offrendo £ 46,61 (76,62 dollari) per azione di AstraZeneca che rappresentavano un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo di chiusura delle azioni della società del Regno Unito del 3 gennaio, valorizzando la transazione a circa 58,8 miliardi libra (99 miliardi dollari). AstraZeneca aveva però respinto l’offerta, dicendo che  la società era" significativamente sottovalutata", e facendo osservare che la proposta era composta solo dal 30 per cento in contanti e il 70 per cento in azioni Pfizer.

In risposta all’ultima offerta di Pfizer, oggi AstraZeneca ha fatto sapere detto che essa "sostanzialmente " sottovaluta la società e "non è una base su cui impegnarsi con Pfizer ." La casa farmaceutica ha aggiunto che " la gran parte del corrispettivo (33%) viene pagato in azioni Pfizer e la struttura fiscale  rimane invariata."

Il Ceo di AstraZeneca, Leif Johansson, ha affermato che "stiamo dimostrando una grande forza come compagnia indipendente, in particolare per la nostra pipeline in forte progressione”. La proposta di Pfizer “ridurrebbe l’impatto della nostra pipeline e pone anche dei rischi dal punto di vista societario, vista la sua natura di ‘inverse transaction’.  Come tale, il consiglio ha alcuna esitazione nel respingere la proposta."

Pfizer, infatti, vorrebbe fondere le due aziende in una holding domiciliata nel Regno Unito con il domicilio fiscale sempre in Uk, pur mantenendo il quartier generale internazionale a New York. Una bella mossa per spostare il pagamento delle tasse in Gran Bretagna, dove l’imposizione fiscale per le corporation è ridotto rispetto agli Usa: 25% dei profitti verso il 35% pagato oltre Atlantico.

Il seguito alla prossima puntata, tanto la storia non è certo finita qui.