Il vento della crisi per la ricerca farmaceutica soffia sempre più forte. Dopo la pesante ristrutturazione decisa da Glaxo, adesso è la volta di AstraZeneca. La multinazionale britannica ha appena reso noti i piani di riorganizzazione della propria ricerca e sviluppo che prevedono tagli per 1.800 unità e la cessazione delle ricerche in dieci aree terapeutiche. Questa riorganizzazione rientra in un piano globale, già annunciato alcune settimane fa, che prevede tagli per 8mila persone. Attualmente l'azienda ha 17 centri di ricerca situati in otto Paesi.

L'azienda ha deciso di interrompere le ricerche nelle seguenti aree: trombosi, reflusso acido, tumore alle ovaie e alla vescica, schizofrenia, disordine bipolare, depressione, ansia, epatite C e, vaccino, virus sinciziale e influenza.

L'uscita dalle ricerche in psichiatria è una decisione abbastanza sorprendente se si considera il grande successo di Seroquel, il secondo farmaco aziendale per fatturato. Inoltre, recentemente AZ aveva investito 1,24 miliardi di dollari per acquisire i diritti su un nuovo antidepressivo sviluppato da Targacept. Il farmaco presto entrerà in fase III e rimane una importante opportunità per l'azienda. Il management di AZ ha spiegato la decisione con l'elevata imprevedibilità degli studi su questo tipo di farmaci e per la carenza di vere opportunità di tipo scientifico.

Il piano appena annunciato prevede l'interruzione della discovery presso il centro di Wilmington, nel Delaware (Usa), con la perdita di 550 posti di lavoro. In Gran Bretagna verrà chiuso il centro di Charnwood con una perdita di 1200 posti, anche se una parte di essi potrebbe essere reimpiegata in un'altra area aziendale.
In Svezia l'azienda chiuderà il centro di Lund mentre verrà potenziato il centro di Molndal.

L'azienda sta anche penando di sì dismettere la divisione antivirale che prende il nome di Arrow Therapeutics, comprata appena nel 2007 per una somma di 150 milioni di dollari.