Aurobindo offre $1,6 mld per i generici dermatologici di Novartis

Secondo quanto riferiscono alcune testate giornalistiche internazionali, l'indiana Aurobindo Pharma avrebbe presentato una prima offerta per acquistare i farmaci generici per la dermatologia di Novartis per circa 1,6 miliardi di dollari.

Secondo quanto riferiscono alcune testate giornalistiche internazionali, l’indiana Aurobindo Pharma avrebbe presentato una prima offerta per acquistare i farmaci generici per la dermatologia di Novartis per circa 1,6 miliardi di dollari.

Per adesso, Aurobindo pare sia l'unica società ad aver presentato un'offerta per gli asset, che includono una serie di marchi dermatologici, impianti di produzione e infrastrutture, attività presenti soprattutto negli Stati Uniti.

La scadenza per la presentazione delle offerte è il 15 giugno. Se Aurobindo avrà successo nel suo tentativo, sarà la più grande transazione in uscita da una società farmaceutica indiana.
In precedenza, la più grande era stata l'acquisizione di Lupin di Gavis Pharmaceuticals e Novel Laboratories per 880 milioni di dollari nel 2015.

Nel gennaio dello scorso anno Aurobindo aveva sottoscritto un accordo per l'acquisto di Generis Farmaceutica da Magnum Capital Partners per 135 milioni di euro.

Novartis ha ampliato il business dermatologico di Sandoz attraverso diverse acquisizioni. Per 1,53 miliardi di dollari, nel 2012 la multinazionale svizzera aveva acquisito l'azienda statunitense Fougera Pharmaceuticals, che produce farmaci generici per la cura della pelle. Nel 2017 da Upsher-Smith Laboratories aveva acquisito i marchi AmLactin per la cura della pelle.

Anche Aurobindo sta ampliando il suo business dei generici basandosi sulle acquisizioni. Nel 2014 Aurobindo ha acquisito le attività commerciali di Actavis in Europa Occidentale, mentre nell'aprile 2017 ha completato l'acquisizione di Generis Farmaceutica SA in Portogallo.

Aurobindo ha margini operativi superiori al 23%. Riteniamo che il business dermatologico di Sandoz possa avere margini inferiori al 16% e, quindi, l'operazione avrebbe un effetto diluitivo sul margine.