Per finanziare gli alti costi della propria ricerca clinica, la biotech californiana Vertex ha deciso di mettere all'asta 250 milioni di dollari di pagamenti futuri  che dovrebbe ricevere Johnson & Johnson relativi al positivo completamento delle milestones dello sviluppo di teleaprevir, un nuovo e promettente anti epatite C, già in fase III, che agisce come inibitore delle proteasi.
Come è noto, la maggior parte degli accordi tra le società farmaceutiche e le piccole biotech si basano sulla corresponsione di riconoscimenti immediati (di solito in cash) e sulla promessa di pagamenti futuri al completamento delle varie fasi dello sviluppo del farmaco. A queste tappe (completamento della fase I, II, III, approvazione degli enti regolatori) si dà il nome di milestones.

Viste la difficoltà nell'approvare i farmaci, la maggior parte di queste milestones non viene raggiunta e quindi i dollari non vengono pagati. Ecco perchè, con un pò di ironia, vengono chiamati "biodollari".
La novità è che Vertex ha deciso di mettere all'asta i propri "biodollari" per vedere se c'è qualche banca o società di investimento disposta a rilevare questi diritti. Ovviamente a un prezzo minore del valore nominale perché l'investitore si assumerà il rischio che alla fine questi soldi non ci siano.
Il farmaco in questione, telaprevir, è di grande interesse. Però, dovendo ancora completare la fase III, non è affatto certo che possa essere messo in commercio.
Johnson & Johnson, che si è assicurata i diritti del farmaco per l'Europa, pagherà $100 milioni al momento del deposito del dossier registrativo e altri 150 milioni al momento del lancio del farmaco in Europa. In Usa, Vertex lo lancerà da sola.

Se avrà successo, con questa formula innovativa, Vertex potrà finanziare il completamento dello sviluppo di telaprevir che  richiede grandi numeri per il completamento della fase III e quindi una ingente massa di risorse economiche.