Per le aziende farmaceutiche si sta avvicinando un periodo di innovazione e cambiamenti radicali, paragonabile all'avvento della musica in formato digitale per l'industria discografica, che ha sconvolto i precedenti modelli di business basati sui negozi e la vendita di musicassette e Cd.
Nell'ultimo "Pharma 2020 Report" messo a punto dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers, si prevede che l'industria farmaceutica abbia davanti a sé due strategie di sviluppo che potrebbero cambiare radicalmente  questo settore che a livello mondiale vale circa 800 miliardi di dollari.

I due modelli identificati da PricewaterhouseCoopers - "federato" e "diversificato" - sono entrambi basati su una maggiore collaborazione delle aziende farmaceutiche con altre società. La crisi finanziaria in atto sta accelerando questo processo e le aziende farmaceutiche devono muoversi in fretta per rimanere al centro dei processi e non diventarne un tassello, importante ma periferico.
Nel modello "federato" una sola azienda (non necessariamente farmaceutica) crea un network di entità separate che condividono un obiettivo sanitario, come l'ottenimento di un certo outcome sanitario in una popolazione selezionata. Queste aziende condividono una infrastruttura informativa, l'accesso ai pazienti e i servici di back office. Queste organizzazioni sarebbero unite dalla loro interdipendenza e da un fine condiviso, come ad esempio  l'aumento dell'aspettativa di vita di chi soffre di una certa grave patologia, la riduzione della mortalità cardiovascolare o la qualità di vita di pazienti oncologici. Un esempio di questa situazione è una federazione create con l'obiettivo di contrastare le malattie cardiovascolari composta da aziende farmaceutiche, ospedali e società specializzate nella diagnostica.

Queste società si alleerebbero per fornire diagnosi,  terapia e informazioni nutrizionali e sullo stile di vita al fine di prevenire e contrastare le malattie cardiovascolari.
Una singola azienda farmaceutica potrebbe partecipare a diversi di questi network.
Il modello "diversificato" è quello in cui un'azienda farmaceutica allarga il suo core business anche alla diagnostica, ai devices, ai farmaci generici, alla nutraceutica e al business della salute in senso più ampio.  Secondo PricewaterhouseCoopers, solo le società farmaceutiche più grandi potranno seguire questo modello e i recenti processi di merger vanno anche nella direzione della diversificazione oltreché nel taglio dei costi.
Questo modello rende le aziende meno dipendenti dai blockbuster e riduce il rischio aziendale grazie alla presenza su più settori merceologici e su mercati diversi.
Entrambi i modelli vanno però nella direzione della gestione degli outcomes piuttosto che nella semplice cura di sintomi, attraverso combinazioni di prodotti-servizi e per la spinta, anche politica, di una maggiore attenzione alla prevenzione e non soltanto alla cura delle patologie. La maggiore attenzione ai servizi di "wellness" potrebbe anche contribuire a migliorare l'immagine delle aziende, e sviluppare marchi aziendali più forti. Insomma, si va verso soluzioni olistiche e non semplicemente terapie farmacologiche mirate. Per fare ciò le aziende dovranno allearsi con istituzioni accademiche, ospedali, società che forniscono tecnologia, società specializzate nella nutrizione, società di diagnostica e screening delle malattie, società specializzate nella riabilitazione dei pazienti.

Lo scenario è quello di aziende che competeranno alleandosi con altre entità, per un successo (e un profitto economico) condiviso e meno individuale. Si vincerà, o si perderà, giocando in squadra.