Alcuni dei più importanti azionisti di AstraZeneca stanno operando per favorire un ricambio dei vertici aziendali che determini un forte cambio di rotta dell’azienda, colpita da brevetti in scadenza e dal fallimento di alcuni dei farmaci in sviluppo. In particolare, si vorrebbe sostituire l’amministratore delegato, David Brennan, che nei sei anni in cui è stato al vertice dell’azienda non sarebbe riuscito a determinare quei cambiamenti strategici necessari ad assicurarne uno sviluppo duraturo. Lo riporta il Financial Times.

Brennan dovrebbe lasciare l’azienda il prossimo anno ma si vorrebbe anticipare la sua uscita. Molti spingono perché Astra faccia qualche grossa acquisizione, che consenta di superare un momento non facile, mentre Brennan insiste per operazioni di piccole medio calibro, come l’alleanza appena siglata con Amgen per nuovi anticorpi in fase precoce di sviluppo clinico. L’unica importante acquisizione effettuata da Brennan fu nel 2007 quella di MedImmune, pagata ben 15 miliardi di dollari, e da tutti oramai giudicata un clamoroso flop.

Non è certo così, pensano gli azionisti insoddisfatti, che si potrà superare le scadenze dei brevetti di quetiapina, esomeprazolo e rosuvastatina, previste nel giro di pochi anni.

Come possibili successori, si parla del direttore finanziario  Simon Lowth oppure del vice presidente delle operazioni commerciali, Tony Zook, Ma c’è già chi esprime perplessità su questi nomi. Secondo  Jack Scannell, analista della società di investimenti Bernstein Research, adesso non serve un avvocato o uomo di marketing. Ci vorrebbe una persona che rivolti l’azienda come un guanto (una specie di Attila re degli Unni) oppure una figura di scienziato come Paul Janssen, che valorizzi il team di ricerca, frustrato dalla troppe defaillances.