Bayer, ricerca e sviluppo sotto un'unica guida per una maggiore efficienza

Bayer ha deciso di raggruppare le sue attivitā di ricerca e sviluppo, finora separate, per riunirle in una singola unitā. La decisione riguarda tutte le cinque aree terapeutiche chiave dell'azienda tedesca: cardiologia, ginecologia, ematologia, oftalmologia e oncologia.

Bayer ha deciso di  raggruppare le sue attività di ricerca e sviluppo, finora separate, per riunirle in una singola unità. La decisione riguarda tutte le cinque aree terapeutiche chiave dell’azienda tedesca: cardiologia, ginecologia, ematologia, oftalmologia e oncologia.

Joerg Moeller, attuale responsabile dello sviluppo della divisione farmaceutica dell'azienda, ricoprirà il ruolo di responsabile dell’R&D a partire dal 1 gennaio 2018, mentre Andreas Busch, finora a capo della Drug Discovery,  ha lasciato l'azienda ed è diventato il nuovo capo della ricerca e sviluppo di Shire, nonché il direttore medico dell’azienda irlandese.

La fusione delle unità di ricerca e sviluppo semplificherà la struttura organizzativa dell'azienda. «L'organizzazione combinata ci consentirà di guidare senza interruzioni tutte le attività importanti di ricerca e sviluppo, con l’obiettivo comune di migliorare ulteriormente l'offerta di nuove e necessarie opzioni di trattamento per i pazienti», ha detto Dieter Weinand, presidente della divisione farmaceutica di Bayer.

«Joerg ha un’eccezionale storia di successi nel portare ai pazienti nuovi farmaci, che hanno il potenziale per migliorare la loro qualità di vita e affrontare gravi condizioni mediche, e confido che il nostro team avrà ancora più successo nel farlo insieme e sotto la sua guida»" ha aggiunto.

Questa decisione si inserisce nell’ambito di una riorganizzazione delle attività di ricerca di Bayer già in atto da tempo. All'inizio di quest'anno, Robert LaCaze è diventato il capo della business unit di oncologia, una nuova unità creata all’interno della divisione farmaceutica, in linea con l’importanza che lo sviluppo dei farmaci antitumorali ha raggiunto in tutto il settore.

Complessivamente, nel corso dei primi nove mesi del 2017, le attività di ristrutturazione sono costate a Bayer 42 milioni di euro, sebbene abbiano riguardato solo in minima parte la divisione farmaceutica.

La società sta attualmente cercando di risolvere gli ostacoli alla fusione con Monsanto, operazione contestata dalla UE, e sta proseguendo l’azione di graduale riduzione della partecipazione di Covestro, sviluppatore e fornitore di polimeri high-tech.

La pipeline di Bayer: luci ed ombre
Per rassicurare i mercati in merito alla fusione con Monsanto, ritenuta una possibile causa di un ridotto focus sul business farmaceutico, Bayer punta le sue chances su 6 farmaci - vericiguat, finerenone, vilaprisan, BAY-1841788, anetumab ravtansine e copanlisib – con un potenziale di vendita al picco di 6 miliardi di euro.

A livello mondiale, la ricerca e sviluppo di Bayer impiega attualmente 7.934 e nel 2016 Bayer vi ha investito 2,7 miliardi.

Non tutto però sta andando come sperato dall’azienda, sviluppare dei blockbuster non è facile. Lo sviluppo dell’antitumorale anetumab ravtansine ha subito una battuta di arresto dopo che la scorsa estate aveva fallito il raggiungimento degli endpoint primari in uno studio di Fase 2.

Per motivi di sicurezza, pochi giorni fa l’azienda ha interrotto prematuramente uno studio di Fase III che valutava l’associazione di Xofigo (radium-223) con abiraterone. Nel braccio che studiava i due farmaci associati si è osservato un eccesso di decessi.

E' stato anche abbandonato lo sviluppo di una terapia di combinazione che associava aflibercept con nesvacumab (anticorpo monoclonale anti angiopoietina 2) dopo che uno studio di Fase II condotto in pazienti con degenerazione maculare legata all’età (AMD) non aveva dato i risultati spetrati. Eylea (aflibercept) è il leader di mercato della AMD con un fatturato di 2,73 miliardi di dollari nei primi nove mesi dell' anno, ma tra non molto dovrà affrontare la concorrenza del brolucizumab, farmaco di Novartis che ha ottenuto risultati impressionanti in uno studio di Fase III e che deve essere dosato meno frequentemente del farmaco di Bayer/Regeneron.

Non è andato bene nemmeno uno studio di Fase III che indagava su amikacina per via inalatoria somministrata in aggiunta allo standard di cura a pazienti intubati e ventilati meccanicamente con polmonite da Gram-negativi. Il farmaco, somministrato con un device innovativo, non è riuscito a dimostrare una superiorità rispetto allo standard di cura.

Finora abbiamo parlato degli studi interrotti, tutti gli altri progetti stanno invece proseguendo nella maniera prevista. Anche i farmaci già in commercio potranno dare importante sostegno allo sviluppo aziendale.

Bayer ha presentato una domanda all' Agenzia europea per i medicinali (EMA) per ottenere l' autorizzazione all' immissione in commercio della dose da 2,5 mg. di rivarocaban in combinazione con l' aspirina per il trattamento di pazienti affetti da malattia coronarica (CAD) o malattia arteriosa periferica (PAD). La presentazione si è basata sui risultati dello studio di Fase III COMPASS, che ha dimostrato che la dose vascolare di rivaroxaban (2,5 mg due volte al giorno) più aspirina 100 mg una volta al giorno ha ridotto del 24% il rischio di un end point composito di ictus, morte cardiovascolare e infarto cardiaco da un senza precedenti rispetto ad aspirina 100 mg una volta al giorno solo in pazienti con CAD o PAD. Il deposito della domanda di registrazione negli Stati Uniti è previsto per la fine del 2017.

Anche la vecchia aspirina potrebbe riservare delle sorprese positive nella prevenzione primaria del cancro, specie quello del colon retto.

Si intensificano gli accordi di partnership
L'azienda ha dichiarato di aver oltre di 50 progetti di ricerca focalizzati su aree con esigenze mediche non soddisfatte. Ce ne sono 20 in fase I, 14 in fase II, 14 in fase III.

Bayer, che finora si era basata soprattutto sulla propria ricerca interna, sta puntando sempre più su accordi di partnership e su acquisizioni.

Bayer ha avviato una collaborazione globale esclusiva con Loxo Oncology, società biofarmaceutica con sede a Stamford, Connecticut, Stati Uniti per lo sviluppo e la commercializzazione di larotrectinib (LOXO-101) e LOXO-195. Entrambi i composti sono in fase di studio per il trattamento di pazienti con tumori contenenti fusioni geniche di chinasi del recettore della tropomiosina (TRK), che sono alterazioni genetiche presenti in una vasta gamma di tumori che si traducono in una segnalazione TRK incontrollata e la crescita tumorale.

L'azienda punta anche su nuovi progetti di segnalazione oncogenica, anticorpi coniugati a base di torio (TTC) e progetti nella immuno oncologia. Pochi giorni fa è stato reso noto che Bayer e PeptiDream, un'azienda biofarmaceutica giapponese, lavoreranno insieme per scoprire nuove strutture molecolari formate da particolari peptidi.

Bayer ha anche annunciato il prolungamento per altri cinque anni, fino al 2023, dell’accordo di collaborazione con il Broad Institute, il centro di ricerca congiunto di Mit e Harvard. Con questo istituto il gruppo tedesco ha iniziato trenta progetti di ricerca, molti dei quali legati all’oncogenomica.