Secondo l’ex  ministro della sanità Chen Zhu, Big Pharma dovrà abbassare i prezzi dei farmaci per aver accesso al grande mercato farmaceutico cinese. Lo ha riportato Bloomberg in un recentissimo articolo. In altre parole, le case farmaceutiche dovranno prepararsi a ridurre i prezzi contando sul volume delle vendite per ottenere guadagni nonostante gli sconti che dovranno applicare per raggiungere il mercato cinese.

Comunque, le raccomandazioni dell’ex ministro Chen vanno ben oltre lo sconto sui prezzi dei farmaci ritenuti essenziali e inclusi nella lista del governo. Secondo la rivista BioCentury la lista dei farmaci essenziali per la Cina è cresciuta del 50%, passando da 205 a 317 molecole. Questi medicinali spaziano da farmaci per le cure primarie a quelli oncologici.

Qualche cosa si sta già muovendo. Ad esempio, Novartis ha firmato un accordo con la provincia cinese di Jiangsu per abbassare il prezzo di imatinib (Glivec), farmaco che non è incluso nella lista dei medicinali a prezzo controllato. In base all’accordo per l’acquisto di ogni confezione del farmaco, l’azienda ne donerà altre tre gratuitamente. In questo modo il costo annuo del medicinale si abbassa a 12mila dollari. Negli Stati Uniti il prezzo annuale all’ingrosso del farmaco è di 77mila dollari. Dato che il prezzo di listino del medicinale in Cina rimane comunque invariato, nonostante l’accordo “tre per uno”, gli altri Paesi non potranno utilizzare questo esempio come pretesto per ottenere uno sconto sul prezzo dei farmaci. E ciò non influirà sui prezzi dei medicinali dell’azienda nei mercati in cui è già consolidata.

Dunque, in tutto il mondo il problema è l’accesso ai farmaci. Come ormai è noto, la questione ha generato una serie di perdite per Big Pharma in India. Il Paese ha respinto un ricorso della società farmaceutica Bayer contro una versione low cost del farmaco anti cancro sorafenib (Nexavar), che è stato successivamente immesso sul mercato. Nel frattempo, l'ufficio brevetti ha negato la copertura per altri farmaci come sunitinib (Sutent, Pfizer) e peginterferone alfa 2-a (Pegasys, Roche).

A differenza dell’India, la Cina non intende mettere in discussione la proprietà intellettuale su farmaci ancora coperti da brevetto. Il gigante asiatico per ora si limita alla ‘moral suasion’. D’altronde chi oggi si può permettere di rinunciare a un mercato di 1,3 miliardi di persone?