Biogen e UCB interessate ad Acorda e ai suoi anti-Parkinson

Due settimane fa hanno cominciato a circolare voci sui potenziali acquirenti di Acorda Therapeutics, azienda farmaceutica californiana che, secondo Bloomberg, avrebbe attirato l'interesse di Biogen e della belga UCB.

Due settimane fa hanno cominciato a circolare voci sui potenziali acquirenti di Acorda Therapeutics, azienda farmaceutica californiana che, secondo Bloomberg, avrebbe attirato l’interesse di Biogen e della belga UCB.

E’ dallo scorso agosto che i principali investitori di Acorda, a seguito dei ripetuti problemi con i farmaci in sviluppo, stanno spingendo per la vendita della società.

L’acquisizione di Acorda potrebbe avere senso sia per Biogen che per UCB, entrambe focalizzate sulla neurologia. Il farmaco che traina attualmente la pipeline di Acorda, Inbrija, una formulazione inalabile di levodopa per il trattamento dei sintomi della fase OFF in pazienti con malattia di Parkinson in terapia con levodopa/carbidopa.

Entrambi i potenziali corteggiatori hanno peraltro in studio farmaci anti Parkinson, e UCB attualmente commercializza Neupro (rotigotina) con questa indicazione.

Alla J.P. Morgan Healthcare Conference, Ron Cohen, CEO di Acorda, ha offerto uno scenario best-case per il loro farmaco in fase avanzata, affermando di valutare le vendite al picco negli Stati Uniti oltre $ 800 milioni, una proiezione che ha alimentato l’asta in corso.

Acorda ha visto il prezzo delle sue azioni tornare a rialzarsi a seguito delle voci sulla possibile cessione della società. Adesso, la capitalizzazione di mercato è di $ 1,16 mld, e la speculazione ora si concentra su quanto l’azienda potrà ricavare grazie all’unico prodotto interessante che ha da mettere sul piatto.

Acorda, un’azienda in difficoltà
I problemi di Acorda sono cominciati lo scorso anno in aprile, quando un tribunale ha ritenuto invalidi quattro dei cinque brevetti che riguardano Ampyra (dalfampridine), il farmaco per migliorare la deambulazione dei pazienti affetti da sclerosi multipla. La società spera ancora di avere successo in appello, ma ha già annunciato il taglio di 100 posti di lavoro per prepararsi alla concorrenza generica.

Ora, consapevole dell’impatto che la genericazione del farmaco avrà sulle sue vendite, che costituiscono la maggior parte degli introiti della società, Acorda sta cercando di accelerare con Inbrija.

Pochi mesi dopo si è arrestato l’iter di approvazione di Inbrija a causa di una lettera di rifiuto della Fda, poi superata.
Non solo. Due mesi fa Acorda ha dovuto interrompere l'arruolamento di nuovi pazienti in due studi di sicurezza a lungo termine di un altro farmaco sperimentale per la malattia di Parkinson, il tozadenant, a seguito del decesso di 5 pazienti durante lo studio.
Per poter inserire il prodotto nella sua pipeline, nel gennaio del 2016 Acorda aveva acquisito l’azienda finlandese Biotie Therapies per la cifra di $ 363 mln in contanti.

Il percorso registrativo a ostacoli di Inbrija
Nel febbraio 2017, Acorda ha annunciato i risultati di uno studio clinico di fase 3 su 339 pazienti affetti da Parkinson, in cui Inbrija ha mostrato miglioramenti significativi della funzione motoria durante la fase OFF rispetto al placebo. Inoltre, due studi di sicurezza a lungo termine hanno valutato l'utilizzo del farmaco per un massimo di 12 mesi.

Forte dei risultati clinici positivi, a fine giugno Acorda ha sottoposto Inbrija alla Fda per l’approvazione.

Ma alla fine di agosto la Fda ha inviato una lettera di rifiuto, specificando due motivazioni: in primo luogo, la data in cui il sito di produzione sarebbe stato pronto per l'ispezione e, in secondo luogo, una domanda riguardante la presentazione dei dati relativi alla produzione.

"Collaboreremo con la Fda il più rapidamente possibile per risolvere i problemi aperti e chiarire il percorso per re-archiviare con successo la nostra applicazione", aveva dichiarato allora Ron Cohen. «Restiamo fiduciosi dei dati di Inbrija e nella sua promessa come una nuova terapia importante per le persone con malattia di Parkinson. Vediamo un enorme valore a lungo termine nel suo solido profilo clinico, significative opportunità commerciali e forte IP, e restiamo concentrati sul lavoro per portare ai pazienti questa nuova importante terapia».

A dicembre il fascicolo di Inbrija è stato nuovamente depositato alla Fda per l’approvazione e la prima risposta è prevista nel mese di febbraio 2018.