Dopo aver subito di recente alcune delusioni nei suoi progetti di R&D, Biogen cerca ora di rifarsi rafforzando la propria pipeline attraverso l’acquisizione dei diritti su un farmaco per le patologie autoimmuni (MT-1303) attualmente in Fase II di sviluppo. Per ottenerlo, sborserà alla giapponese Mitsubishi Tanabe $60 milioni in contanti e fino a un massimo di $480 mln qualora le milestones di sviluppo e commercializzazione vengano rispettate.

Studiato per la sclerosi multipla, Crohn e colite ulcerosa,  MT-1303 appartiene alla stesso classe dei modulatori orali del recettori della sfingosina 1 fosfato (S1P) alla quale appartiene anche ozanimod, appena acquisito da Celgene $ 7 miliardi. Benchè mai confermato, si ritiene che anche Biogen fosse in lizza per aggiudicarsi Receptos (l’azienda che ha sviluppato ozanimod) per la quale però evidentemente non era disposta a spendere tutti quei soldi.

Biogen ha ottenuto i diritti in tutti i Paesi ad eccezione di quelli asiatici. Inoltre, una volta approvato, Mitsubishi Tanabe potrà promuovere il farmaco  anche in Usa, limitatamente alle indicazioni gastrointestinali.

MT-1303 ha già completato la Fase II per la sclerosi multipla. Biogen però vuole valutarne il potenziale anche nelle malattie infiammatorie intestinali, colite ulcerosa e Crohn, e per quant’ultimo intende andare subito in Fase III proseguendo un progetto di sviluppo che era stato accantonato da Mitsubishi Tanabe.
I risultati dello studio di fase II in cui MT-1303 è stato valutato nella sclerosi multipla sono stati definiti da Biogen come un "successo". I dati di questo studio potrebbero essere presentati all’ECTRIMS, il congresso europeo sulla sclerosi multipla, in programma tra poche settimane a Barcellona.

Due mesi fa, Biogen ha dovuto un po’ rivedere i propri piani di sviluppo. Il proprio farmaci anti Alzheimer (aducanumab) in Fase II non ha dato i risultati sperati sulla base dei dati di Fase I, anche se l’azienda ha appena dichiarato che è già stato arruolato il primo paziente per la Fase III. Anche Tecfidera, diventato nel frattempo il farmaco orale per la sclerosi multipola più prescritto al mondo, sta dando qualche preoccupazione alla società in quanto le sue vendite stanno rallentando.

"Sulla base dei dati di efficacia e sicurezza convincenti, riteniamo che MT-1303 potrebbe essere un S1P modulatore best-in-class", ha detto Al Sandrock, group vice presidente in Biogen. "C'è un grande bisogno di terapie orali efficaci per il trattamento della malattia infiammatoria intestinali e altre indicazioni autoimmuni, e siamo entusiasti di rafforzare la nostra pipeline di ritardo-fase con questa nuova generazione di terapia sperimentale orale."

Nel mese di luglio il CEO Biogen, George Scangos, aveva promesso analisti che la società sarebbe stata più aggressiva negli accordi di parthership al fine di potenziare la propria pipeline.
L’accordo appena siglato porterà Biogen ad entrare in diretta competizione con Celgene, che, come detto poc’anzi, nel mese di luglio per accaparrarsi ozanimod, un altro inibitore del recettore della sfingosina 1 fosfato ha sborsato l’astronomica cifra di $7,2 miliardi.

Gli analisti della società Wedbush Securities stimano che entro il 2020 ozanimod possa raggiungere ricavi annui per  $1,2 mld. Il CEO Di Celgene, Bob Hugin, è molto più ottimista e si spinge a prevederne vendite annue in un range di $4-6 mld.

Nel corso di una conferenza plenaria svoltasi durante il recente congresso Digestive Disease Week, Maria Abreu, dell'Università di Miami Health System, aveva espresso ottimismo circa l'uso di modulatori dei recettori SP1 nella colite ulcerosa. “Tali modulatori  sequestrano le cellule T in modo che non possano uscire dall'intestino", ha spiegato. "Ozanimod interferisce sostanzialmente con la capacità delle cellule di riconoscere la via del ritorno al linfonodo. Presumibilmente si tratta di una nuova e migliorata versione di molecole che sono state utilizzate in modo efficace nella sclerosi multipla”.

Il farmaco Gilenya (fingolimod) di Novartis è attualmente il solo modulatore S1P disponibile in terapia ed è indicato per il trattamento della sclerosi multipla. Nel 2014 ha fatto segnare venite annue di quasi $ 2,5 miliardi. Il farmaco ha qualche problema di tollerabilità, in particolare il rallentamento della frequenza cardiaca che costringe i medici a monitorare i pazienti dopo la prima dose è presa, senza i quali probabilmente il suo successo sarebbe ancora maggiore.

Celgene ha accettato di versare a Receptos la somma che abbiamo detto perché è convinta che ozanimod non abbia questi problemi di tollerabilità cardiovascolare, anche se la conferma definitiva arriverà solo da studi più ampi attualmente in corso.

Anche Biogen, ovviamente, oltre all’efficacia dovrà dimostrare che la tollerabilità cardiovascolare di MT-1303 è almeno pari a quella di ozanimod.

Nel settore degli inibitori della S1P c’è anche in outsider, la società americana Arena Pharmaceuticals che sta sviluppando APD334, che di recente ha iniziato uno studio di fase II in colite ulcerosa. Arena vorrebbe trovare un partner per APD334 ma è ragionevole supporre che Celgene e Biogen abbiano avuto dei contatti con la piccola biotech per la presentazione dei dati disponibili. Se hanno tirato dritto ci sarà un motivo.

Alla fine, il dubbio su chi avrà investitto meglio i propri soldi, se Celgene o Biogen, ovviamente rimane. Per la risposta bisognerà attendere la commercializzazione dei due farmaci. Quando nel 2011 Gilead sborsò $11 miliardi per comprarsi Pharmasset ed accaparrarsi il sofosbuvir i manager dell’azienda vennero accusati di rischiare troppo. Poi, si è visto che avevano ragione loro. Vedremo come andrà con questa nuova classe di farmaci.

Danilo Magliano