Anche se le vendite attuali dei farmaci biosimilari possono non sembrare entusiasmanti (243 milioni di dollari nel 2010 a livello mondiale) questo settore è destinato a crescere in maniera esplosiva e, secondo l'ultimo report rilasciato dalla società Datamonitor, nel 2015 le vendite complessive di questi prodotti dovrebbero raggiungere i 3,7 miliardi di dollari. Tra il 2011 e il 2015 scadranno i brevetti di oltre 30 farmaci biotech che attualmente hanno un fatturato di circa 50 miliardi di dollari.

Gli attuali biosimilari hanno un vantaggio legato all’esperienza clinica già esistente e alla reputazione delle aziende che li producono e commercializzano. Tuttavia, secondo l’analista che ha preparato il rapporto, potrebbero affacciarsi anche aziende produttrici di farmaci di marca (Merck and Co,  ad esempio, è impegnata nella ricerca sui biosimilari) attratte dalle potenzialità di questo settore in espansione.

C’è molta attesa per i biosimilari degli anticorpi monoclonali e dei biosimilari di seconda generazione, che qualcuno chiama anche “bio better”, perché  hanno delle caratteristiche migliorative rispetto al prodotto di marca di partenza.

Buona parte dello sviluppo di questo settore dipenderà dall’introduzione di una regolamentazione nel mercato americano, dove per ora questi farmaci non sono stati approvati. L’amministrazione Obama li vuole però introdurre per cercare di contenere i costi della sanità. La chiave di volta della questione è trovare il giusto equilibrio tra la salvaguardia della proprietà intellettuale, indispensabile stimolo agli investimenti in innovazione, e la necessità di contenimento della spesa farmaceutica  cui puntano tutti i Governi.