Per tre giorni Milano capitale del biotech europeo. La città lombarda è stata infatti sede della manifestazione internazionale Bio-Europe Spring 2009, una fiera per addetti ai lavori per favorire alleanze e scambi di tecnologie che ha riunito 1.368 partecipanti provenienti da 35 paesi. Obiettivo riuscito in pieno, almeno sulla base dei numeri in quanto gli incontri diretti, one-to-one, fra i professionisti sono stati 5.685.
In occasione della fiera è stato presentato il Rapporto Blossom & Company - Assobiotec "Biotecnologie in Italia 2009", realizzato insieme al CrESIT - Università dell'Insubria di Varese, al CIBIE - Center for Research in International Business and Economics dell'Università di Pavia, a Farmindustria, con il supporto dell'ICE. Il Rapporto, giunto alla quinta edizione, fotografa il comparto e ne analizza i trend di sviluppo, oltre che i punti di forza e di debolezza.
Qual'è la salute del biotech in Italia?, Abbastanza buona sulla base di alcuni indicatori chiave presentati nel rapporto. Sono ben 209 i farmaci in sviluppo clinico, 260 le imprese, di cui oltre il 50% costituite a partire dal 1999.

Il fatturato del comparto è di 5,4 miliardi di Euro di fatturato (+24% nell'ultimo anno) e 41mila sono gli addetti di cui oltre 8.500 impegnati in attività di Ricerca & Sviluppo. Su questi ultimi dati lo stesso presidente di Farmindustria Sergio Dompè ha però affermato che è necessaria cautela e che sarebbe necessaria una verifica della classificazione adottata nella ricerca e un'estensione del campione di studio.
Tra le imprese, vi è forte predominanza di aziende dedicate alla cura della salute (190, 73% sul totale), oltre che di piccole imprese (190, 73% sul totale); netta prevalenza di aziende start-up (147, pari al 57%).
Cresce notevolmente la capacità di innovare, come dimostrano i 209 prodotti in sviluppo pre-clinico (73) e clinico (136, di cui 26 sono in Fase I, 55 in Fase II, 55 in Fase III), che trovano applicazione terapeutica nelle aree degli antineoplastici e degli immunomodulatori, e, in percentuale minore, del sistema nervoso centrale, della dermatologia e del cardiovascolare.

Vi sono poi 49 progetti in fase di ricerca precoce ("discovery"), che rappresentano una interessante promessa per il settore per i prossimi anni, e che fanno salire a 258 i prodotti italiani complessivamente in sviluppo. Il panorama non è però così roseo come questi numeri farebbero pensare e la crisi si fa sentire, eccome.

«Purtroppo la difficile congiuntura economica internazionale -ha commentato Roberto Gradnik - Presidente Assobiotec- si sta ripercuotendo sulle realtà industriali che, come quelle biotech, maggiormente progettano e investono sul futuro. In questo scenario, in assenza di specifiche misure di sostegno, il settore rischia un tracollo nel giro di 1-2 anni" ha proseguito Gradnik. "E' necessario quindi avviare in tempi rapidissimi misure di sostegno che garantiscano la sopravvivenza in questo delicato momento e favoriscano il rilancio competitivo negli anni futuri, riprendendo gli interventi per la R&S industriale, in primo luogo con il ripristino dell'automatismo del credito d'imposta».
Ugualmente indispensabili sono l'avvio del bando per il finanziamento del settore Scienze della Vita di Industria 2015, l'agevolazione dell'accesso al credito, il sostegno alle Giovani Imprese Innovative, e, in definitiva, la progettazione di misure strategiche e strutturali, che consentano alle nostre imprese di aumentare la propria competitività in attesa di superare la crisi". «Le biotecnologie applicate alla medicina - ha affermato Sergio Dompè- hanno aperto nuove strade sia in termini di diagnosi e terapia delle patologie, sia in termini di prevenzione anche vaccinale. E proprio da questo comparto possono giungere i maggiori contributi per sconfiggere le oltre 7.000 patologie rare (l'80% delle quali ha origine genetica), che colpiscono solo in Italia circa due milioni di persone».

La situazione internazionale non è meno preoccupante, anzi poiché specialmente in Usa le imprese per il loro sviluppo si basano quasi interamente sul capital di rischio, in questi tempi di crisi del credito molte sono entrate in grossa difficoltà. Secondo la società specializzata Burrill & Co. con sede a San Francisco,  circa un terzo delle società biotech americane quotate in borsa (120 su 360) avrebbero risorse in cassa per meno di 6 mesi di attività, dopodiché, se  non interverranno finanziamenti esterni, dovranno dichiarare bancarotta. Un anno fa, erano solo 12 le aziende in questa difficile situazione. Da novembre già 10 aziende biotech hanno dichiarato bancarotta e altre sono in arrivo. I fallimenti entro la fine dell'anno potrebbero essere anche un centinaio.
Il biotech italiano, che si basa sull'autofinanziamento, sulla vendita di servizi e, soprattutto sull'aiuto statale, in un certo senso è avvantaggiato.  Va però sostenuto e indirizzato, altrimenti potremmo perdere un treno di sviluppo importante, uno degli ultimi.