Boehringer espande la pipeline immuno-oncologica grazie ai virus oncolitici di ViraTherapeutics

La farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim acquisirà la biotech austriaca ViraTherapeutics, impegnata nella ricerca di farmaci nell'area immuno-oncologia, per la cifra di $245 milioni, dando seguito a un'opzione che faceva parte dell'accordo di collaborazione stipulato nel 2016.

La farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim acquisirà la biotech austriaca ViraTherapeutics, impegnata nella ricerca di farmaci nell’area immuno-oncologia, per la cifra di $245 milioni, dando seguito a un’opzione che faceva parte dell’accordo di collaborazione stipulato nel 2016.

ViraTherapeutics, uno spin-off dell'Università di medicina di Innsbruck avvenuto nell'aprile 2013, si concentra sullo sviluppo di terapie virali oncolitiche, basate su virus in grado di uccidere le cellule cancerose lasciando intatti i tessuti sani.
Lo scorso marzo ha annunciato un programma di sviluppo di un virus oncolitico con Boehringer, espansione dell’accordo originale.

Si tratta di del virus della stomatite vescicolare (Vesicular Stomatitis Virus, VSV) con una glicoproteina modificata (GP), che ha dato origine al candidato VSV-GP, in valutazione sia da solo che in combinazione con altre terapie, i cui studi preclinici hanno dato risultati promettenti.

Terapia oncolitica e VSV-GP
La terapia oncolitica costituisce un approccio terapeutico antitumorale con due modalità di azione. Inizialmente il virus si replica specificamente nelle cellule tumorali, uccidendole. In una fase successiva gli antigeni tumorali, che normalmente si nascondono al sistema immunitario restando all'interno delle cellule, vengono esposti, innescando una risposta immunitaria che combattere il tumore

VSV-GP ha un tempo di replica più breve rispetto ad altre piattaforme di virus oncolitici attualmente in fase di sviluppo. Questo virus non si integra nel DNA ed è stato modificato per evitare l'infiammazione neurale associata ai virus di tipo selvatico. In VSV-GP la glicoproteina del virus della stomatite vescicolare è stata sostituita dalla glicoproteina del virus linfocitico della coriomeningite (LCMV) per nascondere il virus al sistema immunitario. Nei modelli preclinici non ha indotto la formazione di anticorpi neutralizzanti, consentendo potenzialmente una somministrazione ripetuta.

Un settore in forte espansione nell’area immuno-oncologia
L’unico virus oncolitico attualmente approvato negli Stati Uniti per alcuni tipi di melanoma è talimogene laherparepvec, di Amgen, una monoterapia. La ricerca in questo settore si sta invece concentrando sui virus oncolitici combinati con immunoterapici, come gli inibitori del checkpoint.

I virus oncolitici sono un campo relativamente nuovo e ancora poco sfruttato, anche se le aziende farmaceutiche sembrano mostrare crescente interesse per questo approccio. A dicembre 2017 i ricercatori del Cancer Research Institute hanno identificato un totale di 67 virus oncolitici coinvolti in studi clinici, principalmente di fase I, e altri 95 in fase preclinica.

A maggio, Johnson & Johnson ha acquistato la statunitense BeneVir per aggiungere virus oncolitici alla sua pipeline. A febbraio, Merck ha acquisito per lo stesso motivo l’australiana Viralytics. E nel 2016, Bristol-Myers Squibb ha stretto un accordo con la biotech britannica PsiOxus Therapeutics per un valore di 850 milioni di euro per lo sviluppo di una terapia virale oncolitica.

Anche Boehringer entra nella mischia
L'uso di un doppio approccio per le potenziali opzioni di trattamento, in particolare la combinazione dell’immuno-oncologia con trattamenti diretti alle cellule tumorali, è fondamentale per la strategia di ricerca di Boehringer e le terapie basate sui virus oncolitici sono coerenti con questa strategia.

In una dichiarazione sull'acquisizione, l’azienda ha sottolineato l'idoneità del candidato VSV-GP alla sua strategia di ricerca globale in immuno-oncologia.
«Il nostro approccio è concentrato sulla trasformazione dei tumori freddi, cioè quelli immunologicamente inattivi che non rispondono ai bloccanti del checkpoint, in tumori caldi, più suscettibili agli attacchi del sistema immunitario», ha detto Michel Pairet, responsabile della ricerca e sviluppo di Boehringer.