La Corte suprema degli Stati Uniti ha cominciato ad ascoltare le argomentazioni delle parti in causa in un caso in cui è coinvolta la biotech Myriad Genetics e che riguarda la possibilità di brevettare i geni umani. Un caso a cui si guarda con molta attenzione, perché, secondo gli osservatori, potrebbe creare un precedente in grado di influire in modo decisivo sull'intero futuro della ricerca biomedica.

I giudici stanno valutando la legittimità dei brevetti concessi a suo tempo a Myriad sui geni BRCA1 e BRCA2 - che, com’è noto, hanno un ruolo importante sia nel cancro al seno sia in quello ovarico -  e stanno riesaminando una precedente decisione di un tribunale di grado inferiore che li aveva dichiarati validi.

Il  BRACAnalysis test della Myriad individua le mutazioni sul gene associato al  cancro al seno e alle ovaie. Questo test nei cosiddetti geni BRCA è stato introdotto da poco meno di 10 anni. Le donne con un gene difettoso hanno un rischio da tre a sette volte maggiore di sviluppare cancro al seno. Gli uomini che portano una mutazione BRCA, possono avere cancro alla prostata, pancreas e altri tipi di cancro.
Nel 2010, un giudice federale aveva stabilito che i geni non possono essere brevettati. Il giudice Robert W. Sweet infatti nella sua sentenza aveva invalidato i brevetti perché l'esistenza del DNA in una forma isolata non alterava la qualità fondamentale del DNA come esiste nel corpo né le informazioni che esso codifica.

Nel 2011, una giuria della corte d'appello federale di Washington che gestisce le controversie relative ai brevetti ha invertito la sentenza di Sweet. La corte d'appello ha motivato la propria sentenza affermando che i geni possono essere brevettati in quanto il DNA isolato ha una "struttura chimica molto diversa" dal DNA all'interno del corpo.

Tale decisione è stata contestata dalla Public Patent Foundation (PubPat) e dall’Association for Molecular Pathology, rappresentata dall’American Civil Liberties Union (ACLU), che nel maggio di quattro anni fa avevano promosso una causa legale presso la corte distrettuale del Southern District di New York, contro l’ufficio brevetti degli Stati Uniti (lo U.S. Patent and Trademark Office, USPTO), Myriad Genetics e la University of Utah Research Foundation, sostenendo che i geni sono prodotti della natura e, in quanto tali, non brevettabili.

Come riportato dal Washington Post, Christopher Hansen, dell’ACLU, ha detto alla corte che i geni stessi, "dove iniziano e finiscono, che cosa fanno, di che cosa sono fatti e cosa succede quando qualcosa va storto sono tutte decisioni prese dalla natura, non da Myriad" e ha aggiunto che la biotech “ha il merito di aver svelato questi segreti” riguardo ai due geni in questione, “ma non merita un brevetto per questo".

Tuttavia, i giudici hanno espresso la loro preoccupazione per le conseguenze insite nel non ricompensare le società che investono somme ingenti nella ricerca genetica. Tra di essi, Elena Kagan, ha dichiarato al quotidiano: "Perché non dovremmo preoccuparci che Myriad o aziende analoghe possano decidere di non aver più intenzione di portare avanti tale ricerca?" in caso di verdetto a loro sfavorevole.

Myriad, dal canto suo, sostiene di aver investito circa 500 milioni di dollari per sviluppare il suo test BRACAnalysis e sottolinea che quest'ultimo "è un prodotto della creatività e dell'ingegno umani, che si traduce in nuove applicazioni significative per la salute umana non disponibili in precedenza". Essa sostiene, inoltre, che è proprio grazie al sistema dei brevetti in vigore negli Stati Uniti che le imprese possono giustificare gli ingenti investimenti necessari per sviluppare nuovi strumenti diagnostici e terapie. La decisione della Corte Suprema è prevista per i primi di luglio.