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Bristol-Myers investe $2,5 mld nell'epatite C

Nuovo mega affare nel settore dell’epatite C. Lo scorso mese di novembre Gilead ha sborsato la bella somma di 11 miliardi di dollari per aggiudicarsi Pharmasset e la sua pipeline di farmaci anti epatite C. Arriva adesso la mossa di Bristol-Myers Squibb che, sborsando 2,5 miliardi di dollari, fa sua la biotech americana Inhibitex, con un premium price del 163% sul valore di borsa dello scorso venerdì.

Gli azionisti avranno festeggiato: nel marzo del 2011 le azioni di Inhibitex valevano circa 3 dollari, venerdì scorso erano salite a 9,87 e l’affare è stato chiuso a ben 26 dollari, un aumento di 9 volte del capitale in soli 9 mesi. Interessante notare che l’azienda ha poco più di 30 dipendenti.

Inhibitex è  a una società biotech americana con sede in Georgia focalizzata sullo sviluppo di piccole molecole ad attività anti infettiva. Il farmaco più interessante della pipeline aziendale è INX-189, un inibitore orale della polimerasi nucleotitidica NS5b attualmente in fase II di sviluppo

Lo scorso mese di marzo erano stai presentati i dati di uno studio di fase Ia condotto su 42 volontari sani, con dosaggio singolo. I partecipanti avevano ricevuto o una singola dose per via orale di INX-189, tra i 3 ed i 100 mg, oppure un placebo. Pur utilizzato a basse concentrazioni, INX-189 ha eliminato il 90% del virus. 

Nell’agosto del 2011 è iniziata la fase II che randomizzerà 90 pazienti con epatiteC naïve con genotipo 2 o 3 in 4 bracci. I pazienti nei 3 bracci del trattamento con INX 189 riceveranno il farmaco in diversi dosaggi (25, 50 e 100 mg) più lo standard of care (interferone e ribavirina) mentre l’ultimo braccio placebo più standard of care. i pazienti dei bracci attivi che otterranno una risposta virologica rapida estesa (eRVR, cioè livelli di HCV RNA sotto la soglia del rilevabile dopo 28 giorni e 12 settimane) termineranno la terapia, quelli che non a otterranno continueranno la terapia con interferone e Ribavirina. I risultati sono attesi nel primo trimestre del 2012.

Altro trial in corso vede  INX-189 in alto dosaggio come monoterapia o in combinazione con Ribavirina per 7 giorni. Interessante la mancanza di interferone. Un braccio a 200 mg una volta al giorno, 100 mg due volte al giorno sempre in monoterapia, 100 mg INX 189 una volta al giorno con Ribavirina e cibo con basso contenuto di grassi ed infine dosaggi di INX 189 ancor più alti di 200 mg. Ogni braccio da 10 pazienti randomizzerà 8 malati al braccio attivo e due al placebo.

Il farmaco, per il quale è stato depositato all`inizio dell`anno un brevetto congiunto dell`università di Cardiff e dell`azienda farmaceutica statunitense Inhibitex, dovrebbe poter essere somministrato in una singola dose giornaliera.

Bristol-Myers ha una capitalizzazione di 58 miliardi e si stima che da qui al 2016 questa acquisizione possa avere un effetto di riduzione dei profitti. Dopo di che, l’azienda spera che il farmaco possa ripagare l’ingente investimento.
Negli ultimi anni, Bms si è sempre più concentrate sui farmaci a uso specialistico. Nel 2009 Bms ha comprato Medarex ed è così entrata in possesso di ipilimumab un innovative farmaco antimelanoma che potrebbe generare vendite annue superiori al miliardo di dollari. L’azienda ha anche una partnership con Pfizer per l’anticoagulante apixaban, che dopo i dati dello studio ARISTOTLE sembra uno dei più promettenti della classe.

L’azienda si è profondamente riorganizzata e ha anche perso molti dipendenti, da 40mila è passata a circa 26mila. La società farmaceutica deve ancora affrontare lo scoglio più difficile, ovvero la scadenza del brevetti di Plavix (6,7 miliardi di vendite mondiali nel 2010), farmaco che commercializza insieme a Sanofi e il cui brevetto in Usa scadrà il prossimo mese di maggio.

A Bristol-Myers Squibb serviva un inibitore nucleotidico, e quello di Inhibitex sembra molto efficace. Abbinato a un altro farmaco che Bms ha già in sviluppo, potrebbe garantire una terapia tutta orale per questa malattia, che è poi anche l’obiettivo di Gilead con l’acquisizione di Pharmasset.

Il fortissimo interesse delle aziende deriva dalle potenzialità di questi mercato, che dai 1,7 miliardi di dollari del 2010 si stima nel 2015 possa raggiungere i 16 miliardi di dollari. A trainarne la crescita saranno innanzitutto i due nuovi inibitori della proteasi, telaprevir e boceprevir, già disponibili in Usa e approvati anche in Europa. Da noi dovrebbero arrivare entro il 2012. A questi farmaci, dopo qualche anno, dovrebbero poi aggiungersi i nuovi antiproteasi sviluppati da Pharmasset, Inhibitex, Achillion, Idenix e Vertex, la società che ha sviluppato telaprevir.

Per concludere, il fermento nel settore dell’epatite C è molto elevato, le potenzialità di business enormi e per fortuna anche la possibilità per tanti pazienti di trovare nuove cure, più efficaci, più brevi e meglio tollerate.

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