Bristol-Myers Squibb ha venduto la sua quota, pari al 50%, della joint venture con AstraZeneca nata nel 2007 e incentrata sulla terapia del diabete. La somma finale è di $4,3 miliardi di cui 2,7 verranno pagato subito e gli altri sono collegati alle perfomance di vendita di alcuni farmaci.

AstraZeneca ha detto che circa 4.100 dipendenti Bristol-Myers Squibb dedicati al business diabete, compresi quelli di Amylin, potrebbero transitare verso la stessa Astra. La casa farmaceutica ha indicato che l'accordo, che è stato approvato dal consiglio di amministrazione di Bristol-Myers Squibb, dovrebbe chiudersi nel primo trimestre del 2014.

La mossa rafforza il portafoglio di farmaci di AstraZeneca e darà a Bristol fondi da investire in altre aree.

La decisione arriva giusto un anno dopo che le due aziende avevano deciso di acquisire Amylin Pharmaceuticals pagandola $7 miliardi per entrare in possesso dei GPL-1 agonisti Byetta e Bydureon.

Il motivo di fondo della decisione di Bristol sarebbe da ricercare nei risultati di vendita inferiori alle attese per i farmaci già in commercio che comprendono l’anti DDP-4 saxagliptin (Onglyza), l’anti SGLT2 dapagliflozin (Fprxiga), già approvato in Europa ma bocciato inizialmente dall’Fda e che solo pochi giorni fa ha avuto il via libera degli espetti dell’agenzia americana che di solito preclude all’approvazione finale. Inoltre, vi sono i già citati Byetta e Bydureon.

Oltre al forte ritardo nell’approvazione in Usa di dapagliflozin (e dunque le mancate vendite), la franchise diabete di Bristol e Astra risente della performance di exenatide più debole di quanto preventivato, in quanto oggetto della competizione di liraglutide di Novo, più comoda da assumere. Inoltre, Novo in Usa sta investendo molto in quest’area perché deve controbilanciare la mancata approvazione dell’insulina degludec per la quale dovrà aspettare ancora alcuni anni, fino al completamento degli studi richiesti dall’Fda.

Non sembrano nemmeno decollare le vendite di Bydureon (exenatide once a week), il cui device e le sue modalità di somministrazione non sembrano particolarmente gradite dal mercato; le due aziende stanno sviluppando una nuova penna che però sarà disponibile solo tra circa un anno.

Lo scorso mese di novembre, Bristol-Myers Squibb ha reso nota la decisione di voler interrompere la ricerca e lo sviluppo di alcuni farmaci in tre aree terapeutiche:  epatite C, diabete e neuroscienze. L’azienda ha fatto sapere che intende focalizzarsi su altre aree con bisogni terapeutici non ancora soddisfatti come quella immuno-oncologica. Inoltre, proseguirà il proprio impegno nella ricerca di nuovi farmaci per Hiv, epatite B, insufficienza cardiaca, oncologia e malattie fibrotiche.

La decisione annunciata oggi è in piena sintonia con la nuova strategia di Bristol.