Il Gruppo farmaceutico Menarini è accusato di aver truffato per decenni il Servizio sanitario nazionale italiano rifornendolo di farmaci a prezzi superiori al dovuto e percependo guadagni illeciti per almeno un miliardo e 212 milioni di euro. Il danno all'erario sarebbe stato arrecato nel periodo dal 1984 ad oggi.

I carabinieri del Nas di Firenze, insieme all'ufficio antifrode dell'Agenzia delle entrate della Toscana, hanno eseguito una serie di perquisizioni presso la sede della società farmaceutica e di altre società collegate al gruppo e hanno notificato a carico del principale indagato, il presidente della compagnia Alberto Aleotti, un decreto di sequestro di beni per un valore equivalente all'ammontare della truffa contestata.

Il Nas spiega che la procura di Firenze sta indagando sul gruppo farmaceutico per associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di riciclaggio e reimpiego di denaro proveniente da attività illecita, truffa continuata ed aggravata ai danni dello Stato, ricettazione di materie prime utilizzate in farmacologia e plurime violazioni fiscali.

L'indagine  è il risultato dell'inchiesta partita nel 2008 dopo la scoperta di un deposito di 476 milioni di euro presso la banca Lgt in Liechenstein, riferibili alla famiglia Aleotti. Secondo l'accusa, la truffa sarebbe stata realizzata attraverso la creazione di una vera e propria struttura commerciale fittizia costituita da società cartiere intermediare tra il Gruppo Menarini e alcune imprese farmaceutiche internazionali (Bristol Myers Squibb, Meiji Seika Pharma International, Astra Zeneca Ab e Fujisawa Pharmaceuticals) detentrici dei brevetti su alcuni principi attivi. In questo modo, secondo l'accusa, il prezzo dei medicinali sarebbe stato maggiorato con conseguente danno per l'erario.

Attraverso operazioni societarie sviluppate a livello internazionale, la Menarini avrebbe gonfiato i prezzi dei farmaci con un danno del Servizio sanitario nazionale, ha costituito ingenti fondi neri all'estero e ha frodato il fisco. "Questa società ha così ottenuto che i prezzi al pubblico delle specialità medicinali fossero determinati dalla competente autorità amministrativa in misura ingiustificatamente elevata", spiegano i carabinieri.

"Pur nel doveroso rispetto degli organi inquirenti, non possiamo non rilevare come tale ipotesi sia assolutamente priva di ogni fondamento in quanto il prezzo dei farmaci è determinato dalle autorità competenti solo ed esclusivamente sulla base della loro efficacia e valore terapeutico, senza alcuna possibilità di includere, in tale valutazione, il costo delle materie prime. Non vi e' quindi alcun danno per il Servizio Sanitario Nazionale ne' per i cittadini". Lo riferisce in una nota Lucia Aleotti, membro del comitato esecutivo del Gruppo Menarini, precisando che il sequestro di beni per oltre un miliardo di euro "non attiene e non riguarda l'attivita' dell'azienda".

La società spiega che "le operazioni di acquisto dei principi attivi sono state effettuate a valore di mercato, come già ricostruito nel corso di precedenti verifiche e non hanno determinato alcun effetto negativo sulla corretta determinazione degli utili aziendali". "Il prezzo di acquisto di tali principi attivi oltre ad essere del tutto congruo a fini fiscali in nessun modo influenza la determinazione del prezzo di vendita al pubblico dei farmaci", aggiunge la società, precisando che il sequestro a fini cautelari per oltre un miliardo "non attiene e non riguarda attività dell'azienda".

L'azienda smentisce infine le ipotesi di commissariamento o di interdizione dai rapporti con la pubblica amministrazione riportate da alcuni media, aggiungendo che si tratterebbe di "richieste che, in una fase preliminare senza alcuna discussione di merito sulla fondatezza delle accuse, avrebbero conseguenze molto pesanti, se non irrimediabili, non solo per l'azienda ma anche per tutti i dipendenti".

Menarini ha oltre 4mila dipendenti in Italia, 9mila contando l'indotto; nel 2009 ha dichiarato un fatturato di 2.797 milioni di euro.