Si è tenuto presso la sede di Zambon il primo di 5 incontri della Business Development Academy, l’unico percorso di sviluppo professionale in Italia nato per formare nuovi "Business Development Manager" che operano nel settore delle Scienze della Vita.

Creata in partnership dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università degli Studi di Pavia e da 'Italy HLG', la BDAcademy rappresenta la fusione perfetta fra una formazione universitaria di alto livello ed un pragmatismo tipicamente aziendale. Questo per offrire ai suoi partecipanti una comprensione del business development nelle life science che è insieme teorica e pratica.

Il Prof. Stefano Denicolai, direttore scientifico del corso, e la Dott.ssa Valeria Lorenzi, direttore organizzazione, marketing e comunicazione, hanno dato il benvenuto ai partecipanti presentando gli altri ideatori, membri del comitato scientifico della BDAcademy: Lorenzo Pradella, Presidente HLG Italia e direttore generale Zcube e Giorgio Amadori, vice-Presidente HLG Italia ed executive director presso importanti aziende farmaceutiche.

Nella prima giornata si sono succeduti interventi di personaggi noti nel mondo dell’industria e dell’accademia, esperti in particolare dei settori biomedicale, biotech e farmaceutico.
Ad aprire i lavori è stato Antonio Leone, che è insieme imprenditore e business angel del gruppo IAG (Italian Angels for Growth). Ingegnere elettronico con oltre 40 anni di esperienza nel settore delle apparecchiature elettromedicali, è stato Presidente ed Amministratore Delegato mondiale di Kontron Instruments (gruppo Roche), e CEO di Olympus Medical System Europe (Amburgo). Oggi Leone è Presidente di BELLCO del fondo Charme (Montezemolo & Partners) e fa parte del consiglio di amministrazione di svariate start up del settore biomedicale.

Chi meglio di Antonio Leone poteva offrire un excursus completo sulla creazione di impresa? Dalla nascita del concept fino alla exit strategy, passando per tutte le fasi della ricerca e sviluppo e del fundraising, di cui in Italia è il massimo esperto. Valore del team, creazione di una ‘disruptive technology’ o comunque di una soluzione ‘must have’, corretta gestione della proprietà intellettuale: questi gli ingredienti vincenti per un’impresa di successo, anche e soprattutto nel settore biomedicale.

La parola è poi andata ad Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec, co-fondatore e Amministratore Delegato di Axxam, uno spin off di Bayer. Sidoli è uno dei massimi esponenti del Biotech italiano, avendo iniziato nel 1982 la sua carriera come ricercatore presso il Dipartimento di Biotecnologie di Farmitalia Carlo Erba.

L’industria biotech italiana fatica a crescere nel nostro Paese. Rari gli investitori italiani che finanziano imprese biotech per l’alto rischio e i costi elevati che caratterizzano questo settore.
“Ancora una volta l’industria delle biotecnologie mostra un grande dinamismo e risultati promettenti, nonostante le difficoltà economiche che le nostre aziende stanno affrontando da molto tempo”, afferma Sidoli presentando l’ultimo rapporto di Ernst & Young sul Biotech in Italia.

Numerosi i casi di successo, spesso volati all’estero in seguito all’acquisizione da parte di big pharma e multinazionali estere del biotech. Non ultima l’italiana Gentium, acquisita dall’irlandese Jazz Pharmaceuticals. “Ecco un altro gioiello del biotech italiano che passa ad aziende straniere”, spiega Sidoli aggiungendo che “questo Paese non comprende l’eccellenza e le potenzialità del settore biofarmaceutico italiano”.

Nel primo pomeriggio è intervenuto anche il Prof. Hans Eibe Sørensen, esperto di business development di fama internazionale e autore del libro Business Development - A Market-Oriented Perspective (Ed. Wiley, 2012).

Il business development è una componente essenziale del processo aziendale di sviluppo di una nuova idea. Esso coinvolge una serie di attività distinte che comprendono sia la fase di pianificazione che quella di implementazione. Quando un’opportunità è sufficientemente matura, sia che essa venga dalla ricerca, dallo sviluppo o dal marketing, essa passa poi al business development.
Cosa fa a questo punto il business developer? Valuta o rivaluta il modello di business, prepara il business plan per attuare l’opportunità di crescita individuata. In pratica, se il consiglio di amministrazione decide di attuare una determinata opportunità di crescita, il BD sostiene lo sviluppo dell’impresa e monitora l’integrazione nella fase di attuazione. Quando tale processo arriva alla fase di attuazione vera e propria, entrando così nel budget strategico, il BD cessa qui la sua attività e si concentra su nuove opportunità di crescita.

Semplice a dirsi ma difficile da mettere in pratica. Ecco perché la formazione di nuovi business developer è fondamentale; non ci si può improvvisare tali!

Ha preso a questo punto la parola un altro importante accademico, questa volta italiano. Si tratta di  Luigi Orsenigo, Professore di Economia Applicata presso lo IUSS Pavia. Laureato con lode all’Università Bocconi in Discipline Economiche e Sociali, ha poi conseguito un dottorato presso la Science Policy Research Unit, University of Sussex (Brighton, UK).
La sua attività di ricerca riguarda principalmente la dinamica e l’evoluzione industriale, l’economia dell’innovazione, e l’approccio evolutivo al cambiamento economico, sia dal punto di vista teorico che empirico, con particolare riferimento all’industria biotecnologica e farmaceutica.

Il professore ha descritto ai partecipanti il ‘Silicon Valley Consensus’, il modello preso in prestito dagli USA per lo sviluppo dell’industria ICT e biotech in Italia. Funziona davvero nel nostro Paese? Probabilmente no, il modello va ripensato. Nella Silicon Valley infatti il rapporto tra Università e Biotech è più forte, il trasferimento tecnologico più efficiente, gli investitori sicuramente più propensi al rischio o meglio, traducendo correttamente il termine inglese… all’avventura.

La giornata si è poi conclusa con l’intervento dei legali dello studio Bird & Bird, che hanno affrontato i temi delle contrattualistica, con particolare riferimento alla tutela della proprietà intellettuale.
La prima giornata si è caratterizzata per l’ampio scambio di opinioni ed esperienze. Nessun intervento è stato realmente frontale, dando vita spesso e volentieri ad un acceso dibattito fra partecipanti, organizzatori e relatori.

La seconda giornata si è invece aperta all’insegna dell’approfondimento di tematica di grande interesse per i 16 partecipanti del corso.

Antonella Zucchella, Professore Ordinario di "International Entrepreneurship", Direttore del Dipartimento di Science Economiche e Aziendali, e Pro-Rettore alle Finanze dell’Università di Pavia, ha affrontato il tema del business planning, partendo dallo ‘scanning’ dello scenario (situation analysis), per l’identificazione dei value drivers e delle opportunità di crescita e business.
Di grande importanza la SWOT analysis, anzi BIO-SWOT quando si parla del settore biotech, perché a differenza della SWOT tradizionale, in questo settore industriale anche le partnership attuali e quelle potenziali possono rappresentare punti di forza o di debolezza, minacce o opportunità rispettivamente.

Una lezione importante arriva dal pubblico: mai parlare di rischio a un investitore: meglio usare la parola ‘challenge’!
Nel pomeriggio di sabato è giunta alla sede di Zambon un’altra firma importante nello scenario biotech italiano. Si tratta di Germano Carganico, general manager di MolMed dal 2011. In passato Carganico ha fondato numerose società di successo direttamente o indirettamente collegate ai settori farmaceutico e biotech - fra cui ricordiamo Pharma Quality Europe e Regulatory Pharma Net - ha ricoperto ruoli di rilievo anche in Farmitalia Carlo Erba, Menarini e Axxam, ed è stato direttore del parco scientifico di Toscana Life Sciences (Siena).
Con Carganico si è discusso di spin-out e spin-off - concetti nella sostanza molto diversi – di farmaci orfani e malattie rare. Uno dei suoi ultimi progetti d’impresa è infatti l’organizzazione farmaceutica non-profit ‘Rare Diseases’.

Insomma, una due giorni davvero intensa e ricca di spunti di riflessione questa prima esperienza alla BDAcademy.

Francesca Sernissi