Le autorità regolatorie americane hanno concesso a Pfizer altri 18 mesi di copertura brevettuale relativamente all'antiinfiammatorio celecoxib, un farmaco indicato per il trattamento sintomatico dell’osteoartrosi, dell’artrite reumatoide e della spondilite anchilosante. La scadenza del brevetto è adesso posticipata al dicembre del 2015.

Inizialmente, il brevetto sulla molecola sarebbe dovuto scadere il 30 maggio del 2014, già considerando i 6 mesi di estensione della copertura brevettuale concessi ai farmaci testati in età pediatrica. Poi il Patent & Trademark Office americano ha concesso un sostanziale prolungamento della scadenza alla luce di altri brevetti che Pfizer ha depositato relativi alla modalità di trattamento delle malattie reumatiche e di altre condizioni cliniche in cui il farmaco trova impiego.

Per Pfizer si tratta di una bella boccata di ossigeno tenendo conto che il farmaco nei soli Usa ha un giro di affari di circa 1,7 miliardi di dollari l’anno e che alla scadenza del brevetto il calo del fatturato è quasi immediato e dell’ordine dell’80%.

Adesso la multinazionale di New York intenterà azioni legali contro le aziende di generici che intendessero lanciare il farmaco pirma della nuova scadenza. Si tratta di società del calibro di Teva,  Mylan, Actavis, Lupin e Apotex contro le quali Pfizer cercherà di far valere le proprie ragioni. Il mercato azionario ritiene che Pfizer abbia ottenuto un via libera ben difendibile e le sue azioni oggi in borsa sono salite dell’1,4%.

La materia brevettuale è molto complessa, specie in Usa, e molte volte non è affatto chiaro a priori se un farmaco sia coperto da un brevetto valido oppure no.

I brevetti vengono richiesti per i nuovi farmaci in fasi molto precoci del loro sviluppo, di solito ben prima del loro ingresso nella sperimentazione clinica. A quel punto l’orologio che misura la durata del brevetto inizia a girare e la sua copertura, con lievi scarti, è di 20 anni. Tenendo conto che per la fase clinica e registrativa ne passano anche una decina, la vita commerciale di un farmaco tutelata dalla copertura brevettuale (e quindi in una condizione di monopolio) è di circa 10 anni.

Per prolungare tale durata, nel corso dello sviluppo del farmaco e con l'accrescersi delle conoscenze su di esso, le aziende cercano di depositare altri brevetti relativi, per esempio, a enantiomeri del farmaco che si dimostrino più attivi, a diverse salificazioni del farmaco e ad altri derivati chimici del principio attivo dotati di caratteritiche migliorative. Se rilasciati, questi brevetti, consentono di “riazzerare” l’orologio. Ma questi stessi brevetti sono anche quelli che le aziende di generici possono più facilmente cercare di invalidare.

La legislazione americana consente alle società di generici di lanciare il farmaci anche prima della scadenza naturale del brevetto, se ritengono di averne buone ragioni, ovvero se pensano che il brevetto in questione per una qualche ragione non sia più valido, Ma lo fanno a loro "rischio e pericolo" perché se poi il brevetto è giudicato valido dovranno rimborsare all'azienda detentrice del brevetto fino a tre volte il fatturato eroso.

La difesa della proprietà intellettuale (o industriale) è alla base del progresso scientifico ed economico ed è uno dei capisaldi del capitalismo e dell’economia della conoscenza perché è il più potente stimolo all’innovazione. Nessuno Stato la tutela meglio degli Usa. Sostanzialmente sono due i modi per proteggere un’idea: il segreto e la brevettazione. Queste due forme spesso si compensano e raramente si escludono.

Ma Oltreoceno si tutelano altrettanto bene anche la concorrenza e il libero mercato (la ATT nel 1984  fu smembrata quando divenne troppo grande) perché i monopoli sono un ostacolo alla libera iniziativa. Le due forze in campo non sono affatto incompatibili tra loro ma rappresentano le due facce della stessa medaglia.