Celgene, accordo con Evotec per espandere la pipeline oncologica nei tumori solidi

Celgene ha siglato un accordo di collaborazione a lungo termine con la biotech tedesca Evotec per la scoperta di nuovi farmaci oncologici a fronte di un anticipo di $65 mln, oltre a future royalties e pagamenti a raggiungimento di obiettivi di sviluppo.

Celgene ha siglato un accordo di collaborazione a lungo termine con la biotech tedesca Evotec per la scoperta di nuovi farmaci oncologici a fronte di un anticipo di $65 mln, oltre a future royalties e pagamenti a raggiungimento di obiettivi di sviluppo.

Evotec metterà a disposizione la sua innovativa piattaforma di scoperta e sviluppo preclinico, compresa la tecnologia di screening fenotipico e le sue librerie di composti innovativi, per scoprire nuovi farmaci oncologici mirati ai tumori solidi.

L’azienda americana ha ottenuto i diritti esclusivi di opzione per le licenze mondiali di tutti i composti che verranno sviluppati. Le due aziende hanno già collaborato in passato. Nel dicembre 2016 le due aziende avevano firmato un accordo quinquennale per collaborare sulla neurodegenerazione.

«Siamo estremamente lieti e incoraggiati dall'opportunità di entrare in una seconda importante alleanza con i nostri colleghi di Celgene», ha affermato Cord Dohrmann, responsabile scientifico di Evotec. «La nostra prima alleanza nelle malattie neurodegenerative ha già dimostrato che sia le aziende che i team sono uniti dallo stesso spirito e dagli stessi obiettivi, per portare ai pazienti terapie migliori e innovative».

Chi è Evotec?
Non è vera e propria società, ma un network per lo sviluppo farmaceutico focalizzata su approcci di prodotto innovativi e in rapida evoluzione con importanti aziende farmaceutiche e biotecnologiche, accademici, gruppi di difesa dei pazienti e fondi di venture capital. Il loro mestiere è principalmente quello di sviluppare candidati farmaci per poi venderli a società che li svilupperanno.

L'azienda opera in tutto il mondo e vanta esperti scientifici e tecnologie all'avanguardia, oltre a competenze terapeutiche chiave nei settori delle neuroscienze, del diabete e delle sue complicanze, del dolore e dell'infiammazione, dell'oncologia e delle malattie infettive.

Ha costruito una pipeline di oltre 80 opportunità di prodotti associati a varie fasi cliniche, pre-cliniche e di scoperta, oltre che molteplici alleanze di scoperta a lungo termine con partner tra cui Bayer, Sanofi e Ucb e partnership di sviluppo con aziende come Sanofi nel campo del diabete, Pfizer nel campo della fibrosi tissutale e Celgene nel campo delle malattie neurodegenerative.

Vengono preferibilmente ricercate opportunità di prodotti farmaceutici con proprietà modificanti la malattia, cioè meccanismi che possono rallentare o addirittura invertire la progressione della malattia.

La piattaforma di scoperta per nuovi farmaci di Evotec si basa sulle colture cellulari iPSC (cellula staminale pluripotente indotta), un tipo di cellule staminali generate artificialmente a partire da una differenziata (in genere una cellula somatica adulta).

La sua un'infrastruttura rappresenta una delle piattaforme iPSC più grandi e sofisticate del settore, sviluppata con l'obiettivo di industrializzare lo screening farmacologico basato su iPSC in termini di produttività, riproducibilità e robustezza. E’ il risultato di una collaborazione di ricerca e un accordo di licenza con l'Università di Harvard che ha coinvolto scienziati di fama mondiale presso l'Harvard Stem Cell Institute.

Il futuro di Celgene
Gli ultimi due anni non sono stati particolarmente facili per Celgene e gli investitori hanno fatto pressioni sull’azienda affinchè intraprendesse acquisizioni in grado di dare una svolta al business e ridurre la dipendenza dal prodotto Revlimid (lenalidomide) efficace in diverse patologie ematologiche, a partire dal mieloma multiplo. Il farmaco rappresenta quasi il 60% delle entrate della compagnia, ma nel 2022 dovrebbe perdere la protezione brevettuale ed entrare in competizione con i generici.

Lo scorso gennaio, Celgene ha fatto un passo importante per espandere la pipeline oncologica, investendo 9 miliardi di dollari per acquisire la biotech Juno Therapeutics e il suo programma CAR-T per farmaci antitumorali. Ma gli investitori non l’hanno considerata un’operazione decisiva. Chi sarà la prossima preda?