Celgene entra nel club degli anti PD-1, per $1,4 mld fa suo il farmaco della cinese BeiGene

La biotech Celgene si Ŕ inserita nel ristretto gruppo delle societÓ farmaceutiche impegnate nella ricerca su farmaci in grado di agire sul check point immunitario ottenendo i diritti del candidato farmaco (BGB-A317) sviluppato dalla cinese BeiGene per i tumori solidi. L'affare appena siglato ha un valore massimo di $1,4 miliardi dei quali 263 milioni di dollari pagati in anticipo, 150 milioni di dollari per ottenere una quota del 5,9% della societÓ cinese e 980 milioni di dollari saranno pagati al raggiungimento di successive milestones relative allo sviluppo del farmaco.

La biotech Celgene si è inserita nel ristretto gruppo delle società farmaceutiche impegnate nella ricerca su farmaci in grado di agire sul check point immunitario ottenendo i diritti del candidato farmaco (BGB-A317)  sviluppato dalla cinese BeiGene per i tumori solidi.

L’affare appena siglato ha un valore massimo di $1,4 miliardi dei quali 263 milioni di dollari pagati in anticipo, 150 milioni di dollari per ottenere una quota del 5,9% della società cinese e 980 milioni di dollari saranno pagati al raggiungimento di successive milestones relative allo sviluppo del farmaco.

Celgene ottiene i diritti per i mercati statunitensi ed europei e tutto il resto al di fuori dell'Asia, che la società cinese ha conservato per sé, insieme ai diritti di sviluppo globali del farmaco nelle malattie ematologiche rimasti a BeiGene. Due anni fa, Celgene aveva pagato 450 milioni di dollari ad AstraZeneca per avere i diritti in ematologia sull’anti PD-L1 durvalumab.

Se il farmaco, che è già stato studiato in circa 500 pazienti, ottenesse buoni risultati  per Celgene sarebbe un ottimo risultato anche se la società americana si trova nelle retrovie della corsa agli anti PD-1. Infatti potrebbe disporre di una associazione interamente proprietaria per i tumori solidi, combinandolo, ad esempio, con Abaxane senza dover ricorrere a farmaci di altre società. Un vantaggio commerciale non da poco.

Inoltre, BeiGene gestirà le operazioni commerciali di Celgene nel grande mercato asiatico, con diritti esclusivi per commercializzare Revlimid, Abraxane e Vidaza. BeiGene ottiene anche diritti per C-122, un nuovo un nuovo composto immunomodulatore in studio per il lupus e per il mieloma multiplo. BeiGene si impegna a rafforzare le sue attività produttive per sostenere la partnership in Asia.

Gli anti PD-1 e anti PD-L1 in commercio in Usa adesso sono 5. MSD e Bristol-Myers Squibb hanno aperto la strada, seguiti da Roche, Pfizer / Merck KGaA e AstraZeneca. Non è chiaro se vi siano differenze tra anti PD-1 e anti PD-L1. La scarsa riuscita di atezolizumab in uno studio recente nel tumore della vescica ha riacceso il dibattito in questo senso.

Da parte sua, BeiGene ritiene che il suo anti PD-1 potrebbe essere meglio degli altri. L’azienda ha ingegnerizzato il frammento Fc dell'anticorpo potenzialmente riducendo al minimo le interazioni con altre cellule immunitarie che potrebbero impedire la funzione delle cellule T. BGB-A317 è attualmente in due trial in Cina, con gli studi pivotal globali che saranno lanciati l'anno prossimo dalle due aziende.

"Questa partnership strategica con Celgene è un evento di trasformazione per BeiGene, che ci trasferisce in una società a livello commerciale e ci prepara per il futuro potenziale di lancio dei nostri composti sviluppati internamente, alcuni dei quali sono già in trial avanzati in Cina", ha dichiarato John Oyler, CEO e co-fondatore di BeiGene.

La mossa è stata annunciata lo stesso giorno in cui tre studi di combinazione sponsorizzati da MSD condotti in pazienti con mieloma multiplo che stanno valutando pembrolizumab associato a desametasone e lenalidomide o pomalidomide (Keynote-183, Keynote-185, un braccio del Keynote-023) sono stati messi in stand by dall’Fda per un tasso di mortalità più elevato nel braccio attivo.

Si tratta di uno dei casi rari in cui un farmaco che agisce sul checkpoint è stato collegato a un problema di sicurezza potenzialmente letale. Finora, la loro capacità di stimolare un attacco del sistema immunitario alle cellule tumorali è stata ampiamente e senza grossi problemi e vi sono centinaia di studi di combinazione in corso per abbinare l'approccio immuno-oncologico ad altre terapie mirate.