Celgene si rafforza in ematologia e acquisisce Impact Biomedicines. Affare da $7 mld

Celgene ha annunciato la firma dell'accordo di acquisizione della biotech americana Impact Biomedicines, che sta sviluppando il farmaco fedratinib per mielofibrosi e policitemia vera. Inizialmente, Celgene sborserà $1,1 mld, ma nella migliore delle ipotesi, se il farmaco di Impact Biomedicines raggiungesse i $5 mld annui di vendite, Celgene dovrebbe sborsare la somma massima di $4,5 mld portando il totale dell'affare a $7 mld.

Inizia con i fuochi di artificio la J.P. Morgan Healthcare conference, il più grande meeting annuale di esperti e investitori del settore biotech che ha preso il via oggi a San Francisco. Nel corso del primo giorno dell’evento, Celgene ha annunciato la firma dell’accordo di acquisizione della biotech americana Impact Biomedicines, che sta sviluppando il farmaco fedratinib per mielofibrosi e policitemia vera.

L’accordo è diviso in tre parti. Celgene pagherà circa 1,1 miliardi di dollari in anticipo e fino a 1,4 miliardi di dollari legati all’approvazione del farmaco e alle milestones regolatorie. Sono inoltre possibili ulteriori pagamenti futuri legati all’approvazione di nuove indicazioni e alla commercializzazione. Nella migliore delle ipotesi, se il farmaco di Impact Biomedicines raggiungesse i $5 mld annui di vendite, Celgene dovrebbe sborsare la somma massima di $4,5 mld portando il totale dell'affare a $7 mld.

«La mielofibrosi è una malattia con esigenze mediche insoddisfatte perchè il numero di pazienti non idonei o resistenti alla terapia esistente continua ad aumentare», ha affermato Nadim Ahmed, presidente dell’Ematologia e Oncologia di Celgene. «Riteniamo che fedratinib sia posizionato in modo univoco come potenziale trattamento per la mielofibrosi e fornisca opzioni strategiche per costruire una leadership in questa patologia insieme a luspatercept e altri prodotti in pipeline».

E’ una storia molto particolare quella di Impact Biomedicines, società nata nel 2016 fa per cercare di rilanciare un farmaco dato per spacciato e inizialmente gestito da Sanofi che lo aveva rilevato da TargeGen. La società è stata fondata con un investimento inziale di $22,5 milioni raccolti da società di venture capital cui se ne sono aggiunti di recente altri $90 mln raccolti per finanziare il lancio del farmaco che a questo punto sarà a cura di Celgene.

Un nuovo candidato al trattamento della mielofibrosi
Fedratinib è un inibitore della chinasi JAK2 altamente selettivo, per pazienti con mielofibrosi resistenti o intolleranti a ruxolitinib (l’attuale standard di cura). Il farmaco è stato sinora valutato su 877 pazienti, in 18 studi clinici.

Nello studio di Fase 3 JAKARTA-1, randomizzato e controllato verso placebo in pazienti con mielofibrosi naïve al trattamento, fedratinib ha dimostrato miglioramenti statisticamente significativi negli endpoint primario e secondario della risposta splenica e nel punteggio totale dei sintomi.

Uno studio multicentrico a braccio singolo di Fase 2 (JAKARTA-2) ha valutato fedratinib in pazienti affetti da mielofibrosi che sono risultati resistenti o intolleranti a ruxolitinib, ottenendo miglioramenti clinicamente significativi nella risposta splenica e nel punteggio totale dei sintomi.

Un farmaco dato per morto
Lo studio JAKARTA-2, realizzato quando il farmaco era ancora di Sanofi, era stato interrotto nel 2013 a causa di una sospensione clinica del programma da parte della Fda, dopo la segnalazione di potenziali casi di encefalopatia di Wernicke, una pericolosa condizione neurologica legata alla carenza di vitamina B, in 8 pazienti su 877 trattati con il farmaco (nel complesso un’incidenza inferiore all'uno per cento). A seguito della sospensione, il fedratinib era stato accantonato.

Nel 2016, John Hood, uno dei co-inventori del farmaco, ha avviato una nuova compagnia, la Impact Biomedicines, ottenendo da Sanofi i diritti sul fedratinib. Dopo un lungo e paziente lavoro di revisione, Hood ha osservato che gli effetti collaterali che nel 2013 avevano allarmato gli investigatori e gli organismi regolatori potrebbero essere attribuiti a un piccolo numero di casi di deplezione di tiamina legati all'alto tasso metabolico dei pazienti oncologici e alla malnutrizione.

A seguito di queste nuove valutazioni, nell’agosto del 2017 la Fda ha rimosso la sospensione clinica e, sulla base del profilo di rischio-beneficio di fedratinib emerso dagli studi clinici JAKARTA-1 e JAKARTA-2, è prevista una nuova sottomissione alla Fda a partire dalla metà del 2018.

«Abbiamo lanciato Impact Biomedicines e sulla base della nostra attenta revisione dei dati, fedratinib presenta un convincente profilo di rischio in pazienti naïve al trattamento e in quelli resistenti o intolleranti ad altre terapie JAK2», ha affermato John Hood, CEO di Impact. «Riteniamo che Celgene sia l'organizzazione ideale per seguire la nostra missione di massimizzare il potenziale di fedratinib per i pazienti con mielofibrosi».

Mielofibrosi: limitate opzioni di cura
Si tratta di un raro e aggressivo tumore del sangue caratterizzato da splenomegalia, citopenia, fibrosi del midollo osseo e sintomi debilitanti inclusi affaticamento, perdita di peso e dolore osseo, che colpisce generalmente dopo i 65 anni d’età.

Ad oggi l’unica terapia curativa è il trapianto di midollo osseo, che viene però eseguito solo su un numero molto limitato di pazienti, trattandosi di una procedura complessa e gravata da notevoli rischi, soprattutto nelle fasce d’età più avanzate.

In circa il 50% dei pazienti si verificano mutazioni della Janus chinasi-2 (JAK2), una delle 4 tirosina chinasi non recettoriali, e l'unico farmaco attualmente approvato per il trattamento di quasta patologia è il ruxolitinib (Jakavi), un inibitore JAK1 e JAK2.

Il 60-70% dei pazienti trattati con ruxolitinib negli studi clinici finora effettuati non ha però raggiunto l'endpoint primario del 35% o più di riduzione del volume della milza rispetto al basale, e oltre il 50% dei pazienti interrompe il trattamento dopo 3-5 anni.