Roche e Bristol-Myers Squibb hanno reso noto di aver siglato una collaborazione clinica finalizzata a investigare  la combinazione di  vemurafenib, l’anti BRAF di Roche, con ipilimumba, il CTLA-4 inibitore di Bms in pazienti con particolari forme di melanoma metastatico. La combinazione ha un razionale farmacologico in quanto il meccanismo  di azione dei due farmaci è diverso.

Le due aziende si sono impegnate a condurre un trial di fase I/II che valuterà efficacia e sicurezza dei due farmaci usati in Associazione. I risultati di tale studio, che sarà condotto in Usa e in Europa, determineranno la realizzazione di altri trial.

L’Fda e l’Ema hanno da poco approvato ipilimumab per il melanoma non resecabile. Vemurafenib, sviluppato congiuntamente da  Roche e Daiichi Sankyo, è in una fase più precoce di sviluppo clinic e il suo dossier registrativo è appena stato depositato all’Ema e all’Fda.

Ipilimumab agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un  meccanismo target che rimuove i ‘blocchi' della risposta immunitaria antitumorale. Il farmaco è un anticorpo monoclonale diretto contro il CTLA-4 (Cytotoxic T-Lymphocyte Antigen 4), un recettore appartenente alla superfamiglia delle Ig (immunoglobuline) espresso sui linfociti T CD4+ e CD8+ recentemente attivati.

Vemurafenib è una piccola molecola attiva per via orale e disegnata in modo da inibire selettivamente la proteina BRAF mutata. BRAF [V-raf murine sarcoma viral oncogene homolog B1] è un gene umano che codifica per una proteina chiamata B-RAF, che è coinvolta nei segnali che regolano il ciclo e la crescita cellulare. In molti tumori questo gene può essere mutato, e questo provoca un mutamento della proteina B-RAF. Questa mutazione può incrementare la crescita e la diffusione delle cellule tumorali. Una mutazione del gene BRAF si verifica in circa il 60 per cento dei melanomi e nell’8 per cento di tutti i tumori solidi.