Sembrano lontani un secolo i giorni della crescita a due cifre del mercato farmaceutico americano. Lo scorso anno, secondo i dati appena diffusi IMS Health, le vendite hanno raggiunto i $291 miliardi, con una crescita sull'anno precedente pari all'1,3%, l'incremento più ridotto da 47 anni a questa parte.
Tra le classi terapeutiche, occupano la prima posizione i farmaci anti psicotici, con vendite annue per 14,6 miliardi, seguiti dalle statine ($14,5 miliardi), dai PPI e dagli anti convulsivanti.

Il farmaco più veduto in Usa è sempre Lipitor ($7,8 miliardi), seguito da Nexium (5,9) e da Plavix (4,9).
I farmaci di origine biotecnologica hanno rappresentato il 15% delle vendite,  generando un fatturato di $45.9 miliardi.
La riduzione della crescita americana si è fatta sentire a partire dal 2001, quando le vendite erano crescite del 17%, con un'interruzione del trend solo nel 2006, con l'ampliamento della rimborsabilità dei farmaci grazie al piano  Medicare Part D.

La difficoltà a sviluppare nuovi farmaci realmente innovativi e ad ampio mercato, quelli che in gergo si chiamano blockbusters unita all'avanzata dei farmaci generici (lo scorso anno sono scaduti i brevetti di farmaci che generavano $19miliardi di vendite annue), sono la semplice spiegazione di quanto sta accadendo, in Usa e nel resto del mondo. La crisi economica e le difficoltà dei sistemi sanitari completano il quadro.