FibroGen e Astellas Pharma, da un lato, e GlaxoSmithKline, dall’altro sono in competizione per lo sviluppo di un nuovo tipo di farmaco che stimola la produzione di globuli rossi in un certo senso ‘ingannando’ l’organismo, facendogli pensare di essere in alta quota, tra i 2000 e i 5000 m, a seconda del dosaggio. 


I due potenziali farmaci, entrambi inibitori dell’enzima HIF-prolil idrossilasi, se approvati potrebbero creare un nuovo importante mercato nel trattamento dell’anemia e di altre condizioni gravi, tra cui i problemi circolatori e i danni provocati dalle ferite. Ma potrebbero anche attirare l’attenzione di atleti senza scrupoli, in cerca di una valida alternativa orale alle iniezioni di eritropoietina (EPO) per doparsi.


Attualmente il mercato dei farmaci anemici è dominato dai prodotti a base di EPO, che fanno registrare vendite complessivo per quasi 8 miliardi di dollari l'anno.


La partnership FibroGen-Astellas, al momento pare essere in vantaggio rispetto al competitor nella corsa verso l’approvazione perché nel dicembre scorso ha annunciato l’avvio del primo degli studi di fase III che costituiranno il dossier registrativo di FG-4592/ASP1517, una piccola molecola assunta per via orale sviluppata per il trattamento dell’anemia associata alla nefropatia cronica (CKD) nei pazienti sia in dialisi sia no. Il candidato della multinazionale inglese, noto per ora con la sigla GSK 1278863 e anch’esso a somministrazione orale, è, invece, ancora in fase II.


Mike Allen, capo dell’urologia e della nefrologia di Astellas, ha detto che il nuovo farmaco rappresenta un importante passo avanti rispetto all’EPO; innanzitutto perché non provoca ipertensione, possibile effetto collaterale dell’EPO, e poi perché si assume per bocca a casa propria e quindi dovrebbe essere particolarmente adatto ai pazienti non in dialisi.


Sia Allen sia Andrew Witty, Ceo di Gsk, hanno espresso grande entusiasmo nei confronti dei propri candidati, annoverati da entrambi tra i prodotti più importanti e promettenti delle rispettive pipeline.


Astellas, in particolare, ha fatto una grossa scommessa sul potenziale anti-anemia nel 2006, quando ha acquisito i diritti per la vendita di FG-4592 in Europa e in Giappone dalla statunitense FibroGen con un accordo dal valore potenziale di oltre 2 miliardi di dollari, in base al quale FibroGen ha mantenuto i diritti per la commercializzazione negli Stati Uniti e in altri mercati, oltre che per usi diversi dall’anemia.


In realtà, FibroGen-Astellas e Gsk non sono sole a competere per lo sviluppo di un antinemico di questo tipo: anche un'altra società Usa privata, Akebia Therapeutics, ha infatti nella pipeline un inibitore della HIF-prolil idrossilasi, attualmente in fase II.


Peter Ratcliffe, dell'Università di Oxford, il cui team nel 2001ha scoperto gli enzimi inibiti dai nuovi potenziali farmaci, intravede un possibile ruolo di questi agenti in più settori. Oltre a curare l'anemia, potrebbero essere utili in caso di problemi circolatori gravi come l'angina o una cattiva circolazione nelle gambe, nella riparazione delle ferite e nella riduzione di condizioni infiammatorie come la colite.


I nuovi farmaci mimano la risposta del corpo all’ipossia, aumentando la produzione di EPO da parte dei reni. "Il potenziale vantaggio rispetto all’EPO è che sono per os e hanno anche altri effetti che supportano l'azione dell’EPO, per esempio facilitano l'assorbimento del ferro" ha spiegato Ratcliffe in un’intervista.


Gli stimolatori della produzione di EPO Iniettabili attualmente in uso sono stati ‘sorvegliati speciali’ per alcuni anni a causa di problemi di sicurezza cardiovascolare. Di conseguenza, dal picco di 12 miliardi di dollari di vendite nel 2006 il mercato globale si è ridotto, anche se prodotti come Epogen ed Aranesp vendono tuttora per svariati miliardi di dollari.


Anche i nuovi agenti saranno quindi tenuti sotto stretta osservazione per quanto riguarda potenziali problemi di sicurezza via via che procedono nello sviluppo clinico. Finora, non ci sono segni di problemi cardiovascolari, ma c’è la possibilità di effetti collaterali indesiderati visto il modo generalizzato con cui agiscono.


Riguardo al rischio doping, Allen ha detto che Astellas farà tutto ciò che è necessario per garantire che il suo nuovo farmaco non sia usato impropriamente, anche se non ha ancora avuto colloqui con la World anti-doping agency (Wada).


Gsk, dal canto suo, ha notificato all’agenzia di avere nella pipeline un farmaco che potrebbe stimolare la produzione di globuli rossi, ma senza comunicarne il nome.