Emofilia, partnership Novo Nordisk - BlueBird bio per una terapia una tantum

Novo Nordisk e Bluebird bio collaboreranno allo sviluppo di trattamenti di nuova generazione per l'editing del genoma in vivo da impiegare nella cura di malattie genetiche e in particolare dell'emofilia. Non sono stati resi noti i termini dell'accordo, che sarą triennale e si concentrerą inizialmente sui trattamenti una tantum che correggono le mutazioni che causano le carenze nel fattore VIII della coagulazione, alla base dell'emofilia A.

Novo Nordisk e Bluebird bio collaboreranno allo sviluppo di trattamenti di nuova generazione per l’editing del genoma in vivo da impiegare nella cura di malattie genetiche e in particolare dell'emofilia. Non sono stati resi noti i termini dell’accordo, che sarà triennale e si concentrerà inizialmente sui trattamenti una tantum che correggono le mutazioni che causano le carenze nel fattore VIII della coagulazione, alla base dell’emofilia A.

«Siamo lieti di annunciare la nostra partnership con Bluebird, le cui capacità dimostrate nella terapia genica consentiranno alla prossima generazione di prodotti innovativi di avere un impatto significativo sulla vita dei pazienti» ha affermato il vicepresidente per la scoperta globale in Novo Nordisk Marcus Schindler. «Questa importante collaborazione di ricerca volta ad affrontare le malattie genetiche a livello di Dna riflette il nostro costante impegno e dedizione nel creare terapie modificanti la malattia che possono davvero cambiare la vita delle persone che convivono con l'emofilia e altre malattie genetiche».

Obiettivo: ridurre la frequenza di assunzione
Si stima che a livello mondiale oltre 300mila persone vivano con emofilia A, che è il risultato di una produzione ridotta o difettosa del fattore VIII della coagulazione del sangue. I malati sono spesso soggetti a sanguinamenti nelle articolazioni, in particolare ginocchia e caviglie, come anche nei muscoli, nei tessuti molli, nel tratto gastrointestinale o persino nel cervello. Traumi, interventi di chirurgia maggiore, estrazioni dentarie o altri interventi chirurgici minori richiedono una supervisione medica per gestire il sanguinamento che ne può derivare. Senza trattamento, i sanguinamenti sono dolorosi e possono causare danni permanenti.

Le terapie di sostituzione del fattore ricombinante sono state utilizzate per trattare l'emofilia sin dai primi anni '90. I farmaci più recenti sono stati in grado di ridurre la frequenza della somministrazione per la prevenzione del sanguinamento. Nel 2017 Roche ha dato una svolta al mercato con l'introduzione di emicizumab, un anticorpo monoclonale bispecifico che può essere assunto una volta ogni quattro settimane nei pazienti con emofilia A e che ha il vantaggio della somministrazione sottocutanea.

La terapia commercializzata da Novo, turoctocog alfa (fattore VIII della coagulazione umano da Dna ricombinante il cui brand è NovoEight), tratta l’emofilia A sostituendo il fattore VIII con un'infusione ogni due giorni. Ma la pressione dei vantaggi del farmaco concorrente di Roche si è fatta sentire: nel 2018 le vendite di un altro farmaco, eptacog alfa attivato (NovoSeven), sono scese del 14% a $ 1,2 miliardi di dollari.

Nel frattempo, le potenziali terapie genetiche con vettori virali si stanno avvicinando alle fasi avanzate dello sviluppo clinico. BioMarin Pharmaceutical, Spark Therapeutics, Uniqure e Sangamo Therapeutics hanno in pipeline trattamenti che dovrebbero richiedere solo un singolo trattamento per la cura definitiva del difetto genetico, almeno questa è la promessa terapeutica.

Ricerca per una terapia una tantum
Le due aziende utilizzeranno una tecnologia di editing del genoma proprietaria di Bluebird chiamata MegaTAL, che secondo quanto dichiarato dalla società ha il potenziale per fornire un metodo altamente specifico ed efficiente per silenziare, modificare o inserire componenti genetici, combinabile con metodi di consegna virali o non virali.

«Abbiamo fatto enormi progressi nel consentire una piattaforma di editing genico in vivo basata sulla nostra tecnologia megaTAL, compresi importanti progressi nella produzione e purificazione dell’mRNA di alta qualità», ha dichiarato Philip Gregory, direttore scientifico di Bluebird. «Riteniamo che questa tecnologia abbia il potenziale per creare un approccio altamente differenziato al trattamento di molte gravi malattie genetiche. Crediamo che questa collaborazione ci avvicinerà all’obiettivo comune di ricodificare il paradigma terapeutico e ridurre sostanzialmente il carico di malattia per i pazienti con deficit di fattore VIII».

Bluebird ha già ottenuto l'approvazione europea di una terapia genica chiamata Zynteglo per il trattamento la beta talassemia. La terapia prevede il prelievo di cellule staminali dal paziente, la loro modifica al di fuori del corpo utilizzando un virus che codifica per la produzione di una proteina chiamata beta-globina e la successiva reinfusione nel paziente.

L’obiettivo della partnership è sviluppare un trattamento una tantum in grado di alterare l'espressione genica all’interno dell’organismo. Ma non disponendo ancora di un candidato da testare sull'uomo, Novo e Bluebird sono tuttavia in ampio ritardo rispetto a BioMarin, la cui terapia genica per l’emofilia A valoctocogene roxaparvovec (Valrox) potrebbe essere approvata in Usa e Europa entro la fine dell’anno.

In caso di ottenimento dell’approvazione per il farmaco di BioMarin, molti pazienti ammissibili riceverebbero probabilmente una terapia genica molto prima che Novo e Bluebird possano lanciare un qualunque prodotto, lasciando loro solo i nuovi pazienti non ancora trattati, ha commentato l'analista di Cantor Fitzgerald Elemer Piros. «Anche se l'accordo ha senso per entrambe le aziende, riteniamo che altre terapie genetiche per l'emofilia stiano progredendo molto più rapidamente e potrebbero limitare le opportunità di mercato, ammesso che il programma abbia successo».

Di contro l'analista di Stifel Benjamin Burnett ha stemperato questo scenario scrivendo che potrebbe esserci comunque uno spazio di mercato per i farmaci di una generazione successiva, per via dei dubbi sulla durata e sull'efficacia della terapia di BioMarin. «Sembra che ci siano i margini per un miglioramento dell'efficacia dal momento che, secondo noi, nessuno dei risultati clinici generati dai farmaci genetici fino ad oggi è un chiaro “fuori campo”», ha scritto l’analista americano.