La Commissione Europa ha reso noto di aver iniziato una serie di ispezioni a sorpresa nelle sedi di diverse aziende farmaceutiche sospettate di comportamenti in violazione con la normativa antitrust. Il portavoce della Commissione europea non reso noti i nomi delle aziende coinvolte.
Alcune società, tra cui Sanofi-aventis, Teva e Sandoz,hanno confermato di essere stata oggetto delle ispezioni. Altre, come GlaxoSmithKline, AstraZeneca, Roche, Bayer, Merck & Co., Novo Nordisk e Lundbeck, hanno fatto sapere di non essere al corrente di alcuna ispezioni nelle loro sedi.

La scorsa estate, dopo 18 mesi di investigazioni sull'industria farmaceutica, era stato pubblicato un documento della Commissione europea che faceva il punto sulla situazione competitiva nel mercato farmaceutico europeo.  Il rapporto diceva  che il mercato dei generici in Europa è in ritardo e tra le ragioni vi sono anche una serie di comportamenti anticompetitivi messi in atto dalle aziende farmaceutiche.

La Commissione ha cosi deciso di aumentare il controllo sulle aziende, soprattutto quello sugli accordi tra le società di ricerca produttrici degli orginator e le società di generici. Il cosiddetto "pay for delay" infatti, danneggia il mercato e i consumatori. Le ispezioni iniziate oggi vanno in questa direzione.
Sulla base di un campione di medicinali che in 17 Stati membri, nel periodo 2000-2007, hanno perso l'esclusiva, l'indagine aveva riscontrato che i cittadini hanno dovuto aspettare più di 7 mesi dopo lo scadere del brevetto per poter aver accesso a medicinali generici più a buon mercato, un ritardo che ha comportato un 20% di costi supplementari.

Per quanto concerne gli aspetti normativi, l'indagine aveva messo in luce la necessità di creare un brevetto comunitario e un sistema unico specializzato di risoluzione delle controversie in materia di brevetti in Europa per ridurre gli oneri amministrativi e le incertezze per le imprese. Ben 30% delle cause in materia di brevetti sono trattate parallelamente nei tribunali di diversi Stati membri e nell'11% dei casi i tribunali nazionali pervengono a sentenze divergenti.