Sono quasi 10 anni che l'industria dei farmaci generici a livello globale è in una fase di forte crescita delle vendite e il trend per ora non sembra destinato a subire battute d'arresto. Anche nel 2009, infatti, i volumi e le vendite dei generici da prescrizione sono aumentate, con un tasso annuo di crescita che è passato dal 3,6% del 2008 al 7,7% del 2009, a fronte di un aumento complessivo dell'intero mercato farmaceutico del 5,7%. La stima è di IMS Health, la società americana specializzata in ricerche di mercato e fornitura di dati e servizi in campo medico e farmaceutico.

Sempre secondo IMS, lo scorso anno, a livello mondiale, i generici hanno generato vendite per 83 miliardi di dollari e oggi i generici rappresentano il 72% del volume totale del mercato farmaceutico statunitense, il più importante al mondo. Tuttavia, raggiungono soltanto il 17% delle vendite totali a valori, visto il posto unitario più contenuto.

Secondo BCC Research, altra società americana che fornisce dati di mercato, la domanda di generici è aumentata costantemente per via delle pressioni sul controllo della spesa sanitaria. Nel contempo, però, la feroce competizione sui prezzi sta portando a una drastica riduzione dei margini di profitto per le industrie del settore. Ora, una delle principali opportunità di crescita per il comparto è rappresentato dalla scadenza a breve di diversi blockbuster ‘griffati', che apre il campo alla competizione coi generici.

Le aziende leader in questo ambito - l'israeliana Teva, con il 18% delle quote di mercato, la svizzera Sandoz, parte del gruppo Novartis, con il 10% e le due americane Mylan e Watson, entrambe con il 6% - occupano già il 40% del mercato globale. IMS ha calcolato che l'anno scorso le vendite delle 10 compagnie statunitensi più importanti nella produzione di farmaci equivalenti sono cresciute in media del 13,2% e le prime quattro a livello mondiale - appunto Teva, Sandoz, Mylan and Watson - raggiungono il 47% del mercato negli Stati Uniti, mentre le prime 10 - tra cui la canadese Apotex, le americane Greenstone (parte del gruppo Pfizer), Qualitest Products, Mallinckrodt e Actavis US, e Lupin Pharmaceuticals, consociata americana dell'indiana Lupin - il 66%.
"Ciò significa che ci sono ancora molti attori in gioco abbastanza piccoli, che sarebbero maturi per acquisizioni o fusioni" fa notare Doug Long, vice presidente di IMS Health. "E tutti si aspettano che ci sarà un consolidamento all'interno dell'industria dei generici perché in questa situazione i produttori molti piccoli stanno subendo una significativa pressione sui margini".

Contemporaneamente, le grandi compagnie si stanno consolidando nei mercati tradizionali e/o in quelli emergenti attraverso acquisizioni locali e/o partnership. Lo scorso maggio, per esempio, Sandoz ha acquisito il ramo generici dell'austriaca Ebewe Pharma, mentre nel dicembre 2008 Teva ha concluso l'acquisizione della statunitense Barr Pharmaceuticals e lo scorso dicembre Teva-Kowa Pharma, la joint venture giapponese di Teva, ha acquistato una partecipazione del 66% di Taisho Pharmaceutical Industries, altra compagnia giapponese produttrice di farmaci equivalenti

Lo scorso gennaio, presentando la sua strategia di crescita per il quinquennio 2010-2015, Teva ha affermato che continuerà con la politica di acquisizioni di aziende che potrebbero accrescere le sue quote di mercato in aree geografiche importanti, ma anche aumentare il suo business nel campo dei farmaci branded con prodotti specialistici di nicchia. "Solo chi è agile e forte sopravvivrà nell'arena" ha dichiarato il presidente e Ceo di Teva, Shlomo Yanai, durante l'incontro con gli azionisti, il mese scorso a Gerusalemme. "Circa il 15% del nostro business arriverà da nuove acquisizioni. Stiamo facendo i passi necessari e costruendo nuove infrastrutture, procurandoci beni e know-how sia internamente, sia attraverso partnership e acquisizioni".

Mentre le aziende di generici aspettano con ansia la scadenza dei brevetti di svariati blockbuster "branded", i produttori tengono d'occhio anche le riforme dei sistemi sanitari nazionali che si stanno facendo in tutto il mondo. "Quasi tutti i Paesi stanno mettendo in campo iniziative o riforme della sanità pubblica o introducendo una regolamentazione delle proprie aziende farmaceutiche" ha detto il Ceo di Teva. "Questo accelererà la penetrazione dei generici nel mercato, specialmente nelle nazioni che hanno bisogno di un miglioramento del sistema sanitario".
Cina, India, Brasile e i Paesi dell'Est europeo sono gli astri nascenti della produzione dei farmaci equivalenti nei mercati emergenti e le big pharma stanno comprando aziende produttrici di generici in questi mercati.

Qualche esempio? L'acquisizione della brasiliana Medley e della messicana Kendrick lo scorso anno e della ceca Zentiva nel 2008 da parte di Sanofi-Aventis, della sudafricana Aspen ad opera di GlaxoSmithKline nel luglio 2008 e, nello stesso periodo, dell'indiana Ranbaxy da parte della giapponese Daiichi Sankyo.
Non solo. Pfizer e Teva sono in lotta per l'acquisizione della tedesca Ratiopharm, che detiene il 3% del mercato globale dei generici.

Pfizer ha iniziato ad ampliare le sue attività in questo settore lo scorso anno, allargando le sua collaborazione con l'indiana Aurobindo in marzo e siglando un accordo con l'indiana Claris Lifesciences, specializzata in generici iniettabili. Il mese scorso ha anche annunciato un accordo con la statunitense Strides Arcolai per la commercializzazione di prodotti sterili iniettabili e orali fuori brevetto. Pare dunque che la multinazionale si stia preparando a un'ulteriore espansione nel mondo dei generici.

Tuttavia, non saranno tutte rose e fiori nemmeno per questo mercato, specialmente dopo il 2013, quando la scadenza dei brevetti rallenterà sensibilmente. Inoltre, la frenata nello sviluppo di nuovi blockbuster di marca da parte di aziende basate sulla R&S porterà in ultima analisi a minori opportunità per le compagnie di generici, che stanno perciò guardando avanti e cercando di buttarsi in un mercato meno affollato e meno competitivo, ma economicamente molto interessante, come quello dei biosimilari.