Sono 550 i posti a rischio a Verona, molti di più considerando l'indotto.  E' la prima conseguenza della decisione del management di Glaxo SmithKline di chiudere o ridimensionare alcuni centri di ricerca sparsi per il mondo tra cui quello italiano. L'operazione fa parte di un piano complessivo volto al contenimento dei costi che comporterà la perdita di circa 4mila posti di lavoro, metà dei quali proprio nella ricerca. In termini occupazionali, l'Italia si troverebbe a pagare un prezzo molto elevato.

Immediata la reazione dei sindacati Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil che parlano di decisione "inaccettabile" e di "un duro colpo" allo sviluppo del Paese".
Per questo i sindacati metteranno in campo "ogni azione possibile" per far recedere Gsk da questa scelta e in tal senso "sollecitano Farmindustria e il Governo ad assumere immediatamente una posizione fortemente critica nei confronti dell'azienda". Per i sindacati il provvedimento e' inaccettabile perche' con questa scelta Gsk "chiude uno dei piu' importanti Centri di Ricerca sulle Neuroscienze che occupa oltre 500 ricercatori disperdendo un patrimonio inestimabile di eccellenza scientifica e di professionalita' elevatissime".

L'azienda ha deciso di uscire da alcune aree di ricerca, come il dolore e la depressione. Ciò ha comportato la decisione di ridurre drasticamente l'occupazione dei centri di ricerca di Harlow, in Gran Bretagna, e di Verona, specializzato proprio nelle neuroscienze.
Complessivamente i tagli interesseranno sei centri situati in Europa e in Canada. Il centro di Tonbridge, in Gran Bretagna, verrà chiuso del tutto.
In un comunicato l'azienda precisa che solamente i posti di lavoro coinvolti nelle aree terapeutiche sacrificate saranno oggetto della ristrutturazione, ma ciò non è certo bastato a tranquillizzare i sindacati.

In un comunicato, Farmindustria chiede l'avvio immediato di un Tavolo con il Governo e i Sindacati per affrontare la problematica nell'interesse dei dipendenti, tutti altamente qualificati, dell'economia e della stessa capacità di innovazione del Paese.
Sarà l'occasione anche per analizzare la situazione più generale delle imprese del farmaco e della Ricerca in Italia, che a tutt'oggi, nonostante importanti passi avanti realizzati, mancano di una visione di insieme e delle necessarie garanzie per il mantenimento e lo sviluppo di un settore che realizza il 53% di export, che vanta 200 progetti in sviluppo e che investe circa 2,3 miliardi all'anno.