Negli ultimi giorni le azioni della biotech americana Human Genome Sciences sono cresciute di un ulteriore 16%  a seguito di una serie di voci di mercato che danno per imminente la sua acquisizione da parte di GlaxoSmithKline. Il prezzo d'acquisto potrebbe essere dell'ordine di 30 dollari per azione, per un valore totale dell'azienda pari a circa 4 miliardi di dollari.
La quotazione attuale è di  circa 20 dollari e le opzioni "call" che danno il diritto a comprare l'azione a 25 dollari costano 75 centesimi e sono triplicate in poco tempo, indice di una forte propensione del mercato per la crescita del valore di Human Genome Sciences. L'azienda, che ha sede nel Maryland, occupa circa 880 persone e attualmente ha tre farmaci in fase avanzata di sviluppo: Albuferon (interferone legato all'albumina per prolungarne la durata di azione nella cura dell'epatite C cronica), ABthraxtm per le infezioni da antrace, Darapladib (inibitore selettivo della  lipoprotein-associated phospholipase A2 attivo per via orale e attualmente in fase III), albiglutide (albumina legata al GLP-1, un farmaco studiato per il diabete) e Belimumab, un nuovo anticorpo monoclonale studiato per il Lupus.
L'origine del grande interesse di mercato è proprio Belimumab, farmaco che dal 2005 viene sviluppato insieme a GSK e che una volta in commercio avrà il marchio Benlysta. Il 20 luglio l'azienda ha comunicato che Belimumab ha raggiunto l'end point primario di efficacia nello studio BLISS-52, il primo di due studi di fase III condotti per valutare l'efficacia e la sicurezza del farmaco nei pazienti con Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Da allora il valore delle azioni è triplicato Belimumab (in precedenza noto come LymphoStat-B) è un anticorpo monoclonale interamente umanizzato che riconosce e inibisce in maniera specifica l'attività biologica dello stimolatore dei linfociti B (BLyS).

A livello mondiale il Lupus colpisce circa 5 milioni di persone.  I farmaci oggi impiegati nella terapia del LES sono efficaci e hanno migliorato notevolmente la prognosi a breve e medio termine della malattia. La sopravvivenza a lungo termine dei pazienti continua, però, ad essere bassa per le complicanze della malattia o della terapia. Riducendo l'attività cronica residua e consentendo di ridurre la dose di cortisone, il Belimumab potrebbe contribuire a ridurre la mortalità. Qualche analista si sbilancia in previsioni e stima che belimumab potrebbe raggiungere vendite annue per 2 miliardi di dollari. Altri sono più prudenti e preferirebbero aspettare i risultati dello studio BLISS76 che saranno comunicati nel mese di novembre, probabilmente in occasione dell'American College of Rheumatology.