Negli ultimi giorni si sono intensificate le discussioni sul piano di emergenza per la fornitura dei farmaci alla Grecia e i produttori di medicinali stanno guardando da vicino l'esperienza che ha portato al crollo dell'Argentina nel 2002, quando alcune imprese hanno deciso di continuare a fornire medicinali senza ricevere pagamenti per un lungo periodo di tempo.

I dirigenti delle più importanti società farmaceutiche,  in particolare quelle con sede centrale in Europa, sono sotto pressione per evitare una catastrofe sanitaria, che potrebbe verificarsi se le importazioni greche si fermassero a causa di una massiccia svalutazione della dracma di nuova emissione.

"C'è l’obbligo morale di continuare a fornire farmaci, la Grecia non è un grande mercato ma il danno reputazionale, a mio avviso, supererebbe di gran lunga il costo economico" ha detto Simon Friend, global leader della PricewaterhouseCoopers.

Anche se i piani sono ancora in evoluzione, l'idea è quella di avere uno schema pronto per l'attuazione a breve termine che potrebbe consentire la  fornitura di medicinali essenziali per alcuni mesi.

"Siamo in stretto contatto con la Commissione europea e la task force Greca, stiamo monitorando gli sviluppi" ha affermato Richard Bergstrom, direttore generale della Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche, confermando che il suo gruppo stava discutendo l’attuale situazione greca anche se non è entrato nei dettagli.

L'Unione europea ha istituito la task force lo scorso anno sotto la guida di Horst Reichenbach per aiutare Atene ad affrontare la sua crisi.

La Grecia importa quasi tutte le sue medicine e fa particolarmente affidamento ai farmaci di marca, alasciando una quota minoritaria ai meno costosi farmaci generici, il che significa dedicare una quantità pro-capite relativamente grande per la spesa nei farmaci.

Qualsiasi iniziativa a breve termine potrebbe essere limitata a determinate categorie di farmaci essenziali e probabilmente non sarebbe una panacea, riflettendo la necessità delle aziende di tutelare contemporaneamente gli interessi degli azionisti e dei pazienti.

Alcune parti del sistema sanitario greco hanno già sperimentato la carenza di farmaci negli ultimi mesi e le case farmaceutiche hanno 1,21 miliardi di euro non pagati dagli ospedali statali greci, secondo l'Hellenic Association of Pharmaceutical Companies.

Molte aziende hanno adottato una serie di strategie per limitare l'esposizione sul mercato greco.

Alcune società, come Novo Nordisk dalla Danimarca, il più grande fornitore mondiale di insulina per diabetici, hanno a lungo chiesto il pagamento alla consegna. Altre, tra cui GlaxoSmithKline, dicono che non hanno modificati i termini di condurre il business e non hanno richiesto un pagamento immediato.

Roche, il più grande produttore al mondo di farmaci anti cancro, ha un approccio più sfumato. La società svizzera  lo scorso anno è'passata a un sistema di pagamenti alla consegna per gli ospedali con una storia di cattivi pagamenti, ma il portavoce Daniel Grotzky ha recentemente affermato che questa politica non si applica ai prodotti critici come i farmaci anti-HIV e CellCept, un farmaco dato ai pazienti sottoposti a trapianto d'organo.

I produttori sanno per esperienza che una mancata fornitura di farmaci  potrebbe semplicemente non essere un'opzione. Per due anni, la Novo Nordisk è stata colpita da un'ondata di proteste, quando bloccò le consegne di alcune insuline per circa un mese dopo che la Grecia aveva ridotto il prezzo di più di un quarto. Il blocco si è concluso quando Atene ha accettato una lieve riduzione dei prezzi.

La Grecia rappresenta poco meno dell'1 % del mercato mondiale dei farmaci, ma ha un impatto potenzialmente più ampio poiché il paese è integrato nell'Unione europea. Come risultato, i tagli dei prezzi in Grecia possono provocare tagli automatici in paesi più ricchi attraverso la pratica del "prezzo di riferimento" ad altri paesi. La riduzione del prezzo dei farmaci negli ultimi due anni ha anche contribuito a portare i farmaci fuori dal paese. Molto grossisti vendono le forniture ai paesi, come la Germania, dove i prezzi dei medicinali sono più elevati, anche se le quote introdotte di recente che limitano le esportazioni di alcuni farmaci hanno cercato di affrontare questa questione.

Tale commercio parallelo è consentito dalla normativa europea in materia di libero scambio e può aiutare a mantenere bassi i costi per i sistemi sanitari europei, secondo l'Associazione europea di Euro-Pharmaceutical Companies, rappresentando i grossisti coinvolti.

I produttori di farmaci, tuttavia, lo vedono come una spina nel fianco ed è necessario  un piano di emergenza a breve termine per la Grecia. E probabile che vengano incluse clausule a tutela del fatto che i farmaci vengano effettivamente consegnati ai pazienti greci. Un'altra preoccupazione è la frode sul  rimborso dei medicinali  in Grecia.

Nel paese ellenico, intanto, molti pazienti stanno già lottando per ottenere i medicinali soggetti a prescrizione di cui hanno bisogno, secondo Apostolos Veizis, responsabile dei programmi di Medici Senza Frontiere in Grecia. Uno dei motivi è la liquidità dei farmacisti, che affrontano i ritardi nei pagamenti da assicuratori pubblici e, di conseguenza, spesso non sono in grado di pagare i loro fornitori.

Ma anche quando i farmaci sono disponibili, i Greci hanno sempre maggiore difficoltà a pagare il 10-25% del costo della prescrizione non coperta dal sistema sanitario pubblico. "Stiamo assistendo ad una diminuzione massiccia dell'accesso dei pazienti a causa della crisi economica", ha detto Veizis.