I 10 farmaci pi¨ attesi del 2017

Dopo un anno in cui le novitÓ si sono fatte sospirare, solo 22 nuovi approvati dall'Fda nel 2016, vedremo adesso cosa ci riserverÓ il prossimo futuro e se i nuovi farmaci appena approvati o di imminente approvazione avranno successo. La societÓ americana Evaluate Pharma ha stilato la classifica dei 10 farmaci che saranno lanciati nel corso del 2017 e che raggiungeranno i fatturati pi¨ elevati. E' una previsione, si intende, ma fatta da chi i conti li sa fare. Scoprite quali sono.

Dopo un anno in cui le novità si sono fatte sospirare, solo 22 nuovi farmaci approvati dall’Fda nel 2016, vedremo adesso cosa ci riserverà il prossimo futuro e se i nuovi farmaci appena approvati o di imminente approvazione avranno successo.

La società americana Evaluate Pharma ha stilato la classifica dei 10 farmaci che saranno lanciati nel corso del 2017 e che nel 2022  raggiungeranno i fatturati più elevati. E’ una previsione, si intende, ma fatta da chi i conti li sa fare.

Vediamo ora la top 10. Non è la classifica dei farmaci più venduti del 2017, ma, tra quelli lanciati nel 2017, quali saranno i più venduti nel 2022, cioè tra 6 anni.

Nusinersen (10a posizione)
Al 10 posto della classifica troviamo un farmaco per una malattia rara, l’atrofia muscolare spinale (SMA). La SMA è una malattia delle cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale. Da queste cellule (motoneuroni) partono i nervi diretti ai muscoli, principalmente quelli più vicini al tronco. La SMA, quindi, limita o impedisce attività quali andare a carponi ("gattonare"), camminare, controllare il collo e la testa e deglutire.
Il farmaco, che prende il nome di nusinersen e che costituisce la prima reale cura per questa terribile patologia, è stato sviluppato da Biogen e dalla biotech Ionis. Una volta in commercio prenderà il nome di  Spinraza.
Nusinersen è un oligonucleotide antisenso, un breve tratto di acido nucleico di sintesi progettato per legarsi in modo specifico all'RNA bersaglio della terapia e a regolarne l'espressione. Nusinersen consiste di un pezzetto di DNA progettato per promuovere la produzione della proteina SMN dal gene SMN2, direttamente nel fluido spinale dei piccoli pazienti. Nusinersen è somministrato attraverso una iniezione intratecale.Ha destato scalpore il costo fissato in Usa per il primo anno di terapia, pari a $750mila dollari (negli anni successivi il prezzo scenderà a $375mila). Sono i costi cui ci si sta oramai abituando per le malattie ultrarare ma restano comunque cifre molto elevate.
Trattandosi di una patologia gravissima per la quale attualmente non vi sono cure, l’attesa per il farmaco è molto elevata e già si prevede sarà un successo.
Secondo le stime di Evaluate Pharma, nel 2022 nusinersen dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,3 mld.

Valbenazina (9a posizione)
Ad aprile è attesa l’approvazione Fda per il primo farmaco che aiuterà a combattere le discinesie tardive. Sviluppato dalla biotech californiana Neurocrine il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Ingrezza.
Si tratta di una sindrome che consiste in movimenti involontari anomali, ripetitivi e stereotipati, causati dall’esposizione cronica ai bloccanti dei recettori dopaminergici (in genere antipsicotici e farmaci quali l’aloperidolo, la proclorperazina e il metoclopramide). La discinesia interessa tipicamente i movimenti della lingua e della masticazione, con schioccamenti delle labbra.
Il farmaco è anche in fase II per la sindrome di Tourette.
Secondo le stime di Evaluate Pharma, nel 2022 valbenazina dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,3 mld.

Axicabtagene ciloleucel (8a posizione)
Il nome è impronunciabile, quello in codice è KTE-C19. La sostanza è che si tratta della prima terapia a base di CAR T- cell che dovrebbe ricevere il via libera dell’Fda. Si tratta di linfociti del paziente colpito da cancro (linfoma non Hodgkin e leucemia linfoblastica acuta) ingegnerizzati per colpire determinati recettori che si trovano sulle cellule tumorali e reinfusi nel paziente dopo la manipolazione biotecnologica. Nella gara ad arrivare primi sul mercato c’è anche Novartis, con un altro prodotto (CTL019). Il farmaco KTE-C19 è stato messo a punto dalla biotech americana Kite Pharma. Il costo di queste cure sarà molto elevato, si dice di circa $300mila all’anno.
Secondo le stime di Evaluate Pharma nel 2022 ribociclib dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,4 mld.

Ribociclib (7a posizione)
Nella top ten c’è anche un farmaco di Novartis. Si tratta di ribociclib, noto anche con la sigla  LEE011. Ribociclib fa parte della classe degli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4/6 che contribuiscono alla crescita delle cellule tumorali. E’ stato sviluppato pe le pazienti con carcinoma mammario avanzato positivo ai recettori ormonali (HR+), ma negativo per il recettore HER2. Dovrà vedersela con palbociclib di Pfzier, uno dei farmaci di maggiore successo della big pharma americana, con il quale condivide il meccanismo di azione. Sono molto simili, quasi due gemelli separati alla nascita, come ha detto qualche analista.
Nel mese di novembre, ribociclib ha ricevuto la priority review dell’Fda, che ha accelerato l’iter regolatorio. In uno studio presentato all’ultimo congresso dell’ESMO , aggiunto all’inibitore dell’aromatasi letrozolo, ribociclib  ha migliorato del 44% la sopravvivenza libera da progressione (PFS) di malattia rispetto al solo letrozolo. Qualche segnale di safety a livello epatico e cardiovascolare potrebbe richiedere delle avvertenze ad hoc.
Secondo le stime di Evaluate Pharma, nel 2022 ribociclib dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,6 mld.

Baricitinib (6a posizione)
Tra le 20 novità che Eli Lilly prevede di lanciare in 10 anni, uno di quelli più importanti è baricitinib, farmaco orale per l’artrite reumatoide, non ancora  approvato dall’Fda ma con in tasca l’ok del Chmp europeo.
Baricitinib se la dovrà vedere con tofacitinib di Pfizer, già in commercio in Usa da alcuni anni e solo adeso approvato dal Chmp europeo, dopo aver ricevuto in passato due rifiuti.
Entrambi i farmaci sono inibitori selettivi della chinasi Janus (JAK) Si tratta di enzimi che trasducono segnali intracellulari dai recettori della superficie cellulare provenienti da una serie di citochine e fattori di crescita. Tofacitinib inibisce preferenzialmente JAK1 e JAK3. Baricitinib ha dimostrato una potenza verso Jak 1 e Jak 2 ben 100 volte maggiore rispetto a quella per Jak 3. La rilevanza clinica di queste differenze per ora non è nota.

Nel panorama orami affollato di farmaci antiartrite (5 anti TNF, abatacept, tocilizumab) che presto si arricchirà di biosimilari e altri farmaci adesso in sviluppo (filgotinib, sirukumab, sarilumab) non sarà facile trovare uno spazio per il farmaco di Lilly. Il meccanismo di azione diverso dai precedenti e la vira orale dovrebbero esere i punti di forza, unitamente ai dati clinici già disponibili, tra cui uno studio a 48 settimane.
Dopo una partenza lenta, tofacitinib sta avendo un discreto successo e nei primi 9 mesi del 2016 ha registrato un fatturato di  $649 milioni che lo proietta a vendite annue superiori al miliardo di dollari.
Secondo le stime di Evaluate Pharma nel 2022 baricitinib  dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,8 mld.

Niraparib (5a posizione)
Sviluppato dalla biotech americana Tesaro, l’anticancro niraparib appartiene alla nuova classe dei PARP inibitori, farmaci per il tumore della mammella. Il capostipite della classe è olaparib di AstraZeneca. Niraparib arriverà sul mercato anche dopo rucaparib di Clovis Oncology che ha dicembre ha ottenuto l’approvazione Fda.
Pur arrivando per terzo, niraparib punterà sul fatto di essere risultato efficace anche in pazienti che no n hanno la mutazione BRCA (come olaparib). In uno studio presentato a settembre al congresso dell’ESMO, il farmaco rispetto al placebo ha determinato un vantaggio di 15,5 mesi di PFS nei pazienti con mutazione di BRCA e di 5,4 mesi in quelli senza la mutazione, comunque un buon risultato. In un subset di questo studio, condotto in pazienti senza mutazione e con altre anormalità, il farmaco ha determinato una PFS di 12,9 mesi contro i 3,8 del placebo. Un vantaggio mai visto prima in un setting di pazienti che costituisce il 70% della popolazione colpita da questo tipo di tumore. La decisione dell’Fda è attesa per il 30 giugno. Inizialmente sarà approvato come seconda linea di trattamento ma l’azienda lo sta già studiando in prima linea.
Secondo le stime di Evaluate Pharma, nel 2022 niraparib dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di $1,9 mld.

Durvalumab (4a posizione)
Tra non molto anche AstraZeneca entrerà in lizza per l’immunoterapia del cancro. La società britannica sta sviluppando due prodotti: l’anti PD-L1 durvalumab e l’anti CTLA-4 tremelimumab che però sarà dato solo in associazione al primo. Durvalumab viene sviluppato anche in monoterapia.
Pur essendo distanziata rispetto a Bristol-Myers Squibb, MSD e Roche, AstraZeneca ha comunque ancora buone probabilità di affermarsi purchè i dati siano positivi. Durvalumab è un anti PD-L1 (come atezolizumab) e diversamente da nivolumab e pembrolizumab (anti PD-1). Se sia meglio l’uno o l’altro target ancora non è dato sapere.
Oltre al cancro del polmone, cui aspirano tutti i farmaci del settore, AstraZeneca sta sviluppando durvalumab anche per il cancro uroteliale dove ha ricevuto la brecktrough designation dell’Fda), setting in cui atezolizuman e a breve anche nivolumab hanno già l’indicazione.
Il fatturato previsto per durvalumab nel 2022 è di $1,9 miliardi.

Semaglutide (3a posizione)
Al terzo posto in classifica troviamo semaglutide, l’antidiabetico che agisce come GLP-1 agonista sviluppato da Novo Nordisk. Per semaglutide le vendite stimate da Evaluate Pharma nel 2022 sono di $2,2 miliardi.

Il punto di forza più importante per questo farmaco è la somministrazione una volta alla settimana, che lo rende sicuramente più comodo delle alternative disponibili. a partire da liraglutide, della stessa Novo, che va assunto ogni giorno. Dovrà però vedersela con dulaglutide, di Lilly, anch’esso monosettimanale.
Questo potrebbe scatenare una corsa al ribasso dei prezzi, negativa per le aziende in campo, ma una boccata di ossigeno per i sistemi sanitari e i payors di tutto il mondo. L’azienda danese, ben conscia delle difficoltà nel differenziarsi dalla concorrenza, ha pianificato un esteso programma di studi outcome research che dovrebbero supportare il valore farmacoeconomico del prodotto.

Semaglutide arriva però con un bagaglio di studi notevole. Ha dimostrato di ridurre del 26% gli eventi cardiovascolari nei pazienti diabetici (studio Sustain 6). Finora solo liraglutide ed empagliflozin ce l’hanno fatta a dimostrare questo beneficio. All’ultimo congresso della American Diabetes Association Novo ha presentato due studi nei quali nella valutazione del controllo glicemico e della sicurezza della terapia semaglutide ha superato sia exenatide monosettimanale, sia sitagliptin. In un trial il farmaco ha anche superato l’insulina Lantus. L’azienda danese sta anche sviluppando una versione orale di semaglutide, già in Fase II e ha in programma anche studi head-to-head contro liraglutide ed empaglifloxin.

Dupilumab (2a posizione)
Si rivolge a una patologia povere di efficaci proposte terapeutiche. Parliamo di dupilumab, farmaco sviluppato da Sanofi e Regeneron che promette di portare qualche cosa di realmente nuovo nella cura della dermatite atopica. Le aziende, in base alle loro ricerche, stimano che negli Usa vi siano circa 1,6 milioni di persone che potrebbero essere candidati alla terapia. Le due aziende lo stanno anche sviluppando in altre patologie su base allergica, come l’asma.
Dupilumab è una terapia biologica sperimentale che blocca le interleuchine 4 e 13, due citochine chiave nella risposta immunitaria di tipo 2, che si ritiene sia il principale fattore nella patogenesi della malattia.
Il dossier di dupilumab contiene i dati provenienti da tre studi di fase 3 del programma clinico LIBERTY AD, che ha coinvolto più di 2.500 pazienti. L'obiettivo degli studi era valutare l'efficacia di dupilumab in monoterapia (SOLO 1 e SOLO 2), e in somministrazione concomitante con corticosteroidi topici (CHRONOS), in pazienti adulti con dermatite atopica da moderata a grave, la cui malattia non è adeguatamente controllata con la prescrizione di terapie topiche.
Secondo le stime di Evaluate Pharma, nel 2022 dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di 4,1 miliardi di dollari.

Ocrelizumab (1a posizione)
Secondo il report di Evaluate Pharma, in cima alla lista c’è Ocrevus (ocrelizumab). Sviluppato da Roche, promette di incidere profondamente nel panorama di cura della sclerosi multipla. Non solo in due studi di Fase III condotti nelle forme recidivanti remittenti ocrelimuzab ha superato l’interferone  ma è arrivato dove finora non era arrivato nessun altro farmaco: le forme primariamente progressive, con una riduzione di oltre un terzo della comparsa di segni e sintomi.
Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale, progettato per colpire in maniera selettiva le cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina (ovvero la guaina protettiva che ricopre le fibre nervose isolandole e fungendo loro da supporto) e all’assone (cellula nervosa), che si osserva nella sclerosi multipla e che determina disabilità. Sulla base di studi preclinici, ocrelizumab si lega alle proteine della superficie cellulare CD20+, espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o sulle plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.
L’approvazione Fda è attesa per il 28 Marzo, quella Ema arriverà qualche mese dopo.
Nel 2022, secondo le stime di Evaluate Pharma, dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di 4,1 miliardi di dollari.