Dal Terzo Rapporto dell'Osservatorio Pharmintech 2009 emerge che l'indotto farmaceutico italiano, con valori economici strutturali superiori alla media dell'industria italiana, ha retto meglio di altri settori la difficile congiuntura internazionale.
L'indotto farmaceutico è una filiera d'eccellenza del settore manifatturiero: si tratta di un aggregato di aziende formalmente non classificate dentro il settore farmaceutico, ma che con esso hanno strettissimi rapporti economici e tecnologici. Forniscono semilavorati, macchine e tecnologie per il processo e il confezionamento, componenti e servizi industriali per le imprese produttrici di farmaci e possono essere considerate la struttura portante della componente a monte della filiera farmaceutica.

L'Osservatorio Pharmintech è il progetto di ricerca, varato da Ipack-Ima spa (prende il nome dalla fiera Pharmitech da questa organizzata) e sostenuto da Farmindustria, che da tre anni studia il comparto e ne fotografa le dinamiche.

I dati sono stati presentati nel corso della conferenza stampa che si è tenuta stamane a Milano, alla quale hanno preso parte Sergio Dompé, Presidente di Farmindustria e della fiera Pharmintech, Guido Corbella Amministratore Delegato di Ipack-Ima spa e Giampaolo Vitali, responsabile dell'Osservatorio.

"L'insieme delle imprese catalogate come indotto Pharmintech - spiega il responsabile dell'Osservatorio, professor Giampaolo Vitali, segretario del Gruppo Economisti d'Impresa - conta circa 61 mila occupati e 1.300 mln di euro di salari, 10.000 mln di fatturato, 3.400 mln di valore aggiunto e 700 mln di investimenti. E' un settore che investe molto in ricerca, ha salari più alti della media dell'industria e addetti ad elevata qualificazione. Sono valori che l'intero insieme dell'indotto deve alle relazioni economiche con l'industria farmaceutica, della cui filiera produttiva rappresenta il segmento a monte".

I dati emersi dal Rapporto Pharmintech mostrano come nel secondo semestre del 2009, rispetto alla prima metà dell'anno, il fatturato è in aumento per il 26% del campione, è invariato per il 41% e in calo per il 33%. L'export è cresciuto per il 26% delle imprese, è rimasto stabile per il 40% e in calo per il 34%. L'occupazione ha tenuto per il 67% ed è aumentata per il 16%.

All'interno del comparto, le performance migliori spettano al settore dei servizi, mentre le tecnologie hanno più sofferto della crisi economica che ha caratterizzato il 2009 seppure in misura inferiore a quanto verificatosi in altri settori della meccanica strumentale.
L'industria farmaceutica rappresenta una delle più importanti attività manifatturiere del nostro Paese. Insieme con l'indotto determina 128 mila occupati, generalmente con alta qualificazione, un monte salari di 4.100 mln di euro, una produzione di oltre 32.000 mln e 10.000 mln di euro di valore aggiunto distribuito sul territorio nazionale.

"Qualche volta - dichiara Sergio Dompé, Presidente Farmindustria e Presidente Pharmintech - uno più uno fa tre. Ad esempio, quando l'industria farmaceutica e l'indotto hi-tech si uniscono creando un network - con eccellenze riconosciute a livello internazionale - che ha un valore superiore a quello delle due realtà prese separatamente. 
I dati dell'Osservatorio Pharmintech da questo punto di vista sono chiari. Fotografano un contesto che cresce, innova e occupa risorse altamente qualificate.
Dimostrando che senza un'industria farmaceutica che esporta il 54% della produzione, ha 230 progetti di nuovi farmaci in sviluppo e investe nel Paese 2,3 miliardi all'anno, difficilmente ci sarebbe un indotto così dinamico. E viceversa.
Un patrimonio industriale, quello delle imprese del farmaco e del pharmintech, che ha saputo reagire alla crisi, grazie anche alla rete vitale di sinergie, in qualche caso storiche, attivate sul nostro territorio.

Emergono però segnali di preoccupazione. L'industria farmaceutica rischia di perdere competitività, con conseguenze potenzialmente negative per l'intero network.
E' necessario quindi avviare - conclude Dompé - politiche adeguate per sostenere un settore che nel suo complesso può essere tra le leve strategiche per la ripresa dell'economia italiana e che merita di essere meglio conosciuto, valutato e valorizzato".

Aspettative favorevoli se si esamina anche il primo semestre 2010. Il campione di riferimento - su cui il gruppo di lavoro coordinato dal professor Vitali ha sviluppato queste analisi - è di 95 imprese, in maggioranza di piccole o medie dimensioni (appartenenti ai settori dei macchinari, dei materiali e dei servizi per l'industria farmaceutica) che occupano più di 10.000 addetti e fatturano circa 2.200 mln di euro. Oltre la metà del campione è strettamente legato al comparto farmaceutico, al quale vende più dell'80% della propria produzione.

Le stime dell'Osservatorio mostrano un evidente saldo positivo per le aspettative di crescita del fatturato: stabile per il 55% e in  aumento per il 28% delle imprese.
Fra le novità del Terzo Rapporto dell'Osservatorio Pharmintech, si evidenzia l'analisi approfondita dell'engineering farmaceutico, comparto che ha assunto notevole importanza negli ultimi decenni, in quanto ha visto un ampliamento dei servizi richiesti dalle imprese farmaceutiche. In Italia, l'Osservatorio ha censito 35 imprese di engineering, che nel loro insieme occupano oltre 8.000 addetti e fatturano più di 4 miliardi di euro.