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Innovazione, Italia fanalino di coda, ci battono Cile e Corea del Sud

Italia fanalino di coda della new economy: le nuove imprese italiane impegnate in settori tecnologicamente avanzati e innovativi sono solo 4 tra le prime 150 quotate alla borsa di Milano (sono 17 le americane, 16 le tedesche, 9 le cinesi), generano un fatturato di poco più di 1 miliardo di euro (negli USA si tratta di 325 miliardi di euro, 28.5 miliardi in Cina, 15.7 miliardi in Germania) e 47 milioni di euro di utile lordo [1] (contro i 99 miliardi di euro degli USA, quasi 5 miliardi della Germania e poco meno di 2 miliardi della Cina); significativo anche lo scarto occupazionale: le start up italiane di successo impiegano solo 3.500 persone (quasi 500 mila sono gli americani, 200 mila i cinesi, 66 mila i tedeschi e perfino in Cile il numero è arrivato a 13 mila).

E’ quanto emerge dallo studio che verrà presentato domani dalla Fondazione Lilly, in occasione del convegno che si terrà in Senato a Palazzo Giustiniani nell’ambito del progetto “La Ricerca in Italia, un’Idea per il Futuro”.

Lo studio, elaborato dall’Istituto per la Competitività (I-Com), ha come titolo “Presenza e Impatto delle Start Up Innovative di Successo”, ed è stato realizzato dalla Fondazione Lilly nell’ambito del suo impegno a favore della promozione e valorizzazione della ricerca in Italia. L’analisi fotografa il livello di sviluppo e di incidenza delle giovani imprese nel nostro paese che hanno raggiunto la quotazione in Borsa facendo un confronto con i principali mercati azionari internazionali.

Uno dei punti cardine delle ultime manovre economiche per favorire la crescita è stato proprio l’incentivo all’imprenditorialità: il decreto sviluppo 2.0 del 20 ottobre 2012 ha previsto misure per incoraggiare la start up innovative. L’analisi presentata ci dice che a oggi l’Italia è il paese con la più bassa percentuale di imprese innovative di successo: le start up incidono solo per lo 0,17% sul capitalizzazione del campione di riferimento [2], con un fatturato pari allo 0,20%, un utile lordo pari al 1,42% e un’occupazione del 5,27%. Rispetto ai principali mercati internazionali [3], l’Italia è il paese con la performance peggiore in termini di quote di aziende innovative: è ultima non solo in Europa, dopo Francia e Germania, ma si posiziona all’ultimo posto anche rispetto alle economie emergenti di Asia e Sud America come Corea del Sud, Cina e Cile.

I dati sui mercati stranieri messi in luce dallo studio confermano l’importanza strategica e le ricadute positive delle imprese innovative; sulla base di questi dati, è stato calcolato che se le start up in Italia avessero lo stesso peso sul mercato azionario che hanno negli Stati Uniti, esse genererebbero un fatturato di 108 miliardi e 367 mila posti di lavoro. Se fossimo come la Germania per presenza di imprese innovative, il fatturato sarebbe di 47 miliardi e gli occupati 158 mila. I numeri, stimati sull’attuale dimensione della Borsa di Milano, sarebbero ancora maggiori se il mercato italiano fosse più capitalizzato, in linea con le altre principali economie mondiali.

“Purtroppo a causa della scarsissima quantità di denaro investita in ricerca di base nel nostro Paese, siamo costretti ad andare all'estero a produrre le idee che domani importeremo, con costi enormi per la nostra economia. In tutta la storia recente e' considerato miope il paese che nei momenti di crisi non investe in ricerca ed in alta formazione attraverso le sue università " afferma Andrea Lenzi, Presidente Consiglio universitario nazionale (CUN).

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