InterMune possibile oggetto di takeover?

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Se dovesse accadere, sarebbe una vittima del proprio successo. Stiamo parlando di InterMune, la società americana specializzata in famaci per le malattie respiratorie che, secondo quanto riporta la Reuters, potrebbe essere acquisita da quale big pharma in cerca di prodotti per rimpinguare la propria pipeline. Nella sola giornata di venerdì, forse proprio a causa della notizia diffusa da Reuters, le azioni sono salite del 10,76%.

La ragione dell'interese del mercato risiede nel successo del pirfenidone, in vendita con il marchio Esbriet, attualmente il solo farmaco approvato dalle agenzie regolatorie internazionali per la terapia della fibrosi polmonare.  Dai rumors di mercato, sembrerebbe che diverse aziende abbiamo manifestato interesse per la società e che sarebbero disposte a sborsare almeno  $3,04 miliardi, che è l’attuale valore di borsa

Tre anni fa, InterMune aveva già valutato l’opzione della vendita e aveva anche intavolato una serie di negoziazioni che però si erano interrotte a causa delle incertezze sul futuro di pirfenidone. Adesso che il farmaco è in commercio la situazione è molto più chiara.

E anzi recentemente il farmaco ha dato prova di elevata efficacia con i dati dello studio ASCEND resi noti meno di due settimane fa, che potrebbero anche aprire le porte all’ottenimento della registrazione Fda, finora negata. L’annuncio dei dati aveva spinto alle stelle la valutazione dell’azienda che è schizzata del 170%.

La società, basata in California, ha chiuso il 203 con una perdita di $219 milioni su un fatturato di $70,3 milioni. Ma si sa, la borsa guarda avanti ed evidentemente le prospettive sono giudicate buone.

Brian Abrams , Senior Analyst di Wells Fargo, ritiene che l'azienda sia ancora sottovalutata e potrebbe per questo essere un obiettivo di acquisizione. In una sua recente nota agli investitori si legge che:  “con i dati di fase III dello studio ASCEND, robustamente positivi, continuiamo a credere che Esbriet  abbia un potenziale di vendita annuo di circa $ 1miliardo (non tenendo conto di eventuali usi per Esbriet o versioni migliorate del farmaco in altre malattie fibrotiche ). Uno dei limiti per l’azienda sono le spese necessarie per mantenere la sua infrastruttura europea e costruire una presenza commerciale negli Stati Uniti. Crediamo che un potenziale acquirente con un'infrastruttura commerciale esistente potrebbe generare importanti sinergie e migliorare significativamente i potenziali margini per il farmaco.”

Da notare che c’è anche un italiano dietro il successo di Intermune. Si tratta di Giacomo  Di Nepi, che ricopre la carica di Senior Vice President and Managing Director per l’Europa. In precedenza, Di Nepi è stato a capo delle attività europee di Takeda, e prima ancora aveva guidato la filiale italiana di Novartis.

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