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Ipsen acquisisce Clementia Pharmaceuticals e si rafforza nelle malattie rare delle ossa, affare da $1,3 mld

La farmaceutica francese Ipsen ha acquistato la statunitense Clementia Pharmaceuticals in un affare del valore di 1,31 miliardi di dollari, secondo quanto hanno comunicato le societą, rafforzando il proprio portafoglio prodotti per il trattamento delle malattie rare. Ipsen ha riferito che acquisirebbe tutte le quote di Clementia al valore di $ 25 per azione tramite un pagamento anticipato e in contanti, con un premio di circa il 70% rispetto al prezzo medio recente ($ 14,90).

La farmaceutica francese Ipsen ha acquistato la statunitense Clementia Pharmaceuticals in un affare del valore di 1,31 miliardi di dollari, secondo quanto hanno comunicato le società, rafforzando il proprio portafoglio prodotti per il trattamento delle malattie rare. Ipsen ha riferito che acquisirebbe tutte le quote di Clementia al valore di $ 25 per azione tramite un pagamento anticipato e in contanti, con un premio di circa il 70% rispetto al prezzo medio recente ($ 14,90).

A questo si aggiungerebbe un contingent value right (CVR) di 6 dollari per azione legato all’ottenimento dell’indicazione per gli osteocondromi multipli per il prodotto di punta di Clementia, palovarotene, per un valore complessivo della transazione fino a $ 1,31 miliardi.

«Consideriamo essenzialmente questa acquisizione in una luce positiva, poiché rafforzerà la pipeline di prodotti Ipsen dal 2021 in poi», ha scritto la società di intermediazione francese MidCap Partners.

«L'acquisizione di Clementia Pharmaceuticals accelera la trasformazione di Ipsen ed è in linea con la nostra strategia di innovazione esterna mirata a identificare e acquisire farmaci innovativi che possano supportare i pazienti con esigenze mediche insoddisfatte», ha affermato Il Ceo di Ipsen  David Meek. «Tramite questa transazione acquisiremo esperienza scientifica, un talento eccezionale e un candidato farmaco per patologie ultra rare, con una designazione come terapia innovativa e per una rara malattia pediatrica, e una potenziale approvazione degli Stati Uniti nel 2020, a cui possono aggiungersi altre indicazioni. Non vediamo l'ora di lavorare a stretto contatto con Clementia per integrare con successo due società che condividono una cultura simile incentrata sul paziente».

Clementia è stata fondata nove anni fa e si è affermata come azienda farmaceutica impegnata nelle malattie rare, focalizzata in particolare nella ricerca di trattamenti per le persone con disturbi ossei estremamente rari.

Clarissa Desjardins, Ceo di Clementia, si è dichiarata «orgogliosa del nostro team, i cui sforzi instancabili hanno portato avanti rapidamente palovarotene verso la presentazione di una NDA (New Drug Application), e siamo tutti grati per la dedizione dimostrata dalla comunità dei pazienti e dai nostri ricercatori impegnati nella sperimentazione clinica. La presenza e le capacità commerciali globali di Ipsen accelereranno la nostra visione condivisa di portare palovarotene ai pazienti in tutto il mondo il più rapidamente possibile».

L'accordo dovrebbe concludersi nel secondo trimestre del 2019.

Palovarotene prodotto chiave di Clementia
Si tratta di un agonista selettivo di RAR-gamma (recettore gamma dell'acido retinoico) sviluppato come trattamento per pazienti con malattie ossee ultra-rare e debilitanti, come la fibrodisplasia ossificante progressiva (FOP) e gli osteocondromi multipli (MO). Per queste due patologie, palovarotene ha ricevuto lo status di farmaco orfano da Fda e Ema.

Lo scorso novembre la compagnia aveva annunciato l’intenzione di inoltrare alla Fda la domanda di autorizzazione alla commercializzazione nella seconda metà del 2019 per il trattamento della fibrodisplasia ossificante progressiva, una malattia rara e gravemente invalidante caratterizzata da ossificazione eterotopica, ossia la formazione di osso al di fuori dello scheletro, nei muscoli, nei tendini o nei tessuti molli.

L’ossificazione eterotropica limita progressivamente il movimento, bloccando le articolazioni e portando a una progressiva disabilità e a un aumento del rischio di morte precoce. La malattia è causata da una mutazione nel gene ACVR1, per la quale non esistono attualmente trattamenti approvati.


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