Dopo mesi di lavoro è stata trovata una soluzione per l'Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare "Pietro Angeletti" (IRBM) di Pomezia, un centro ricerche  di proprietà dell'azienda farmaceutica Merck Sharp & Dohme (MSD). 

Nell'ambito di un processo di ristrutturazione internazionale, pochi mesi fa la multinazionale americana aveva comunicato di volerlo dismettere, nonostante la elevata produttività e l'aver scoperto Isentress (integravir), un farmaco che sta rivoluzionando la terapia dell'Aids. 
All'IRBM sono attualmente impiegati circa 150 ricercatori, tutti ad elevata qualificazione professionale. L'accordo prevede la riassunzione di oltre la metà degli stessi entro 12-18 mesi. MSD ha ceduto i beni patrimoniali e gli asset tangibili dell'IRBM a una nuova società chiamata IRBM Science Park - nata dallo spirito imprenditoriale di un investitore privato, il Dr. Piero Di Lorenzo, in collaborazione con la New IRBM Management (NIM), guidata dal Prof. Gennaro Ciliberto, già responsabile della ricerca di IRBM.
A fronte di questo accordo, Merck & Co. si è resa disponibile a identificare una serie di progetti coperti da brevetto che saranno concessi in licenza alla NIM.
"Salutiamo la firma dell'accordo con grande soddisfazione - dichiara José-Luis Roman-Pumar, Senior Vice President e Managing Director di MSD - La soluzione raggiunta rappresenta la migliore possibile, preservando l'attività di ricerca svolta in Italia in questi anni dall'IRBM, evitando la dispersione del know-how scientifico e minimizzando, al contempo, la perdita di occupazione qualificata".
"Ho ritenuto che un patrimonio scientifico quale quello dell'IRBM non potesse essere vanificato - spiega Piero Di Lorenzo - Per questo ho deciso di intervenire tempestivamente per trovare una soluzione alla vicenda. Nei prossimi mesi, lavoreremo insieme con NIM per reperire ulteriori risorse che garantiscano la continuità e la qualità del lavoro di ricerca svolto finora".

"Sento il dovere - prosegue Roman-Pumar - di esprimere il mio più vivo ringraziamento a tutte le parti che hanno contribuito a rendere possibile questa operazione: le autorità istituzionali nazionali e regionali (il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il Ministero per lo Sviluppo Economico, l'Aifa, la Regione Lazio), il mondo imprenditoriale, le organizzazioni sindacali e la comunità scientifica italiana". Il protocollo d'intesa sigla la nascita di un vero e proprio Parco scientifico nell'area pontina in cui gli edifici e, soprattutto, le apparecchiature scientifiche resteranno a disposizione anche di altri soggetti che vogliono svolgere ricerca, ma che non hanno oggi gli strumenti necessari per portarla avanti.