Istituto Leoni per la libera impresa: "la norma sui generici non fa risparmiare"

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La norma che incoraggia il ricorso ai medicinali generici non comporta alcun risparmio per la spesa sanitaria. L'obiettivo pare essere legato alla volontà di avvantaggiare una parte della filiera farmaceutica a svantaggio di un'altra.

E’ quanto si legge nel nuovo Briefing Paper dell'Istituto Bruno Leoni  "La ricetta del ministero. Gli effetti collaterali delle nuova disciplina delle prescrizioni",  messs o punto da Serena Sileoni (Fellow dell'Istituto Bruno Leoni) che sottolinea come la norma, benché contenuta in un provvedimento di spending review, non comporti alcun risparmio per la spesa sanitaria.

L'obiettivo pare quindi essere non legato a risparmi per le finanze pubbliche, bensì alla volontà di avvantaggiare una parte della filiera farmaceutica (i produttori di farmaci generici, per i quali la scadenza brevettuale è passata) a svantaggio di un'altra (i produttori di farmaci innovativi, che mantengono nel proprio portafogli prodotti che pure hanno superato i termini della tutela brevettuale).

La nuova disciplina sulla prescrizione dei farmaci generalizza l’obbligo, per i medici, di indicare nelle ricette solo il principio attivo, incoraggiando il ricorso ai medicinali generici. Questo nuovo set di regole è stato fortemente difeso dal Ministro Balduzzi. Ma si tratta di ricette innovative ed utili per la sanità italiana?

"Serena Sileoni dimostra persuasivamente come questo approccio tradisca scarso rispetto per la libertà di scelta del medico e possa generare piccoli e grandi inconvenienti per farmacisti e pazienti", dichiara Alberto Mingardi, direttore generale dell'IBL. "Soprattutto, però, non si capisce perché il governo debba scegliere di avvantaggiare un comparto, i genericisti, anziché un altro, i produttori di farmaci branded, senza che ve ne sia un vantaggio diretto per il sistema sanitario nazionale. Questa non è politica sanitaria: è piuttosto politica industriale. E come tutte le politiche industriali, è pericolosa nel momento in cui sostituisce alla libertà di scelta il giudizio dei pubblici poteri".

Ecco i suggerimenti per la correzione del decreto della ricercatrice dell´Istituto Bruno Leoni, nel caso in cui non si riuscisse ad abrogarlo nell'immediato. "In subordine all´abrogazione della disposizione in esame, si suggerisce quanto meno al ministero della Salute e all´Aifa di approfondire l´analisi delle zone grigie degli studi di bioequivalenza, al fine di addivenire a metodi affidabili sotto il profilo dell´efficacia clinica della comparazione dei farmaci equivalenti con i farmaci originali; di estendere la comparazione dell´equivalenza alle classi di farmaci equivalenti di un originale, tra di loro; di modificare le liste di trasparenza, corredandole degli esiti degli studi di bioequivalenza; degli esiti di eventuali indagini successive all´AIC; della composizione degli eccipienti; del confronto dei generici tra loro; di chiarire i profili di responsabilità dei medici rispetto alle problematiche nascenti dall´assunzione di farmaci generici, laddove sia stato prescritto il solo principio attivo", conclude il report.

Bruno Leoni è stato uno dei più importanti studiosi liberali italiani. Filosofo del diritto, ha goduto di una grandissima fama a livello internazionale, mentre non ha raccolto gli stessi riconoscimenti in patria.

Scarica il Briefing Paper di Serena Sileoni

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