Era abbastanza prevedibile che Johnson & Johnson non se ne sarebbe stata con le mani in mano a guardare Schering-Plough cadere tra le braccia di Merck and Co. Secondo quanto riporta il Financial Times, che a sua volte riferisce fonti non ben specificate vicine all'azienda, JnJ starebbe preparandosi per un'azione legale nella quale verrebbe messo in discussione il "reverse merger", in pratica il cavillo  amministrativo attraverso il quale, formalmente è SP che compra Merck e non il contrario.

In questo modo  si è cercato di bypassare il contratto che in caso di vendita di SP avrebbe fatto passare sotto il controllo di JnJ tutto il business di Remicade e successori (golimumab) che adesso viene equamente diviso fra Usa (JnJ) e resto del mondo con poche eccezioni (SP).
Con il "reverse merger" sulla carta è Schering-Plough che compra Merck per poi cambiare ragione sociale e chiamarsi nuovamente Merck. Insomma un'idea abbastanza geniale che solo i super pagati avvocati di Wall Street avrebbero potuto partorire.

A questo punto JnJ ha alcune possibilità davanti a sé: fare causa a Schering-Plough sostenendo che il "reverse merger" non ha validità. Cercare di comprarsi Schering-Plough, rilanciando sull'offerta di Merck. Oppure accontentarsi di qualche "premio di consolazione" come ad esempio maggiori diritti su Remicade e successori. Insomma qualche cosa dovrebbe ottenere. Staremo a vedere quale sarà la risposta di Merck e Schering.