L’irlandese ‘Jazz Pharmaceuticals Plc’ ha acquistato per 1 mld di dollari la biotech italiana ‘Gentium Spa’, società quotata al Nasdaq, per aver accesso a  Defitelio, farmaco per curare una rara condizione epatica.

Jazz Pharma ha pagato 57 dollari per azione con un premio del 2,4% sulla chiusura di ieri a 55,65 dollari. Gli azionisti di Gentium, che detengono circa il 15% del capitale dell’azienda, hanno unanimemente approvato l’accordo e conferiranno le loro azioni al prezzo stabilito dal board delle due società.

Lo scorso mese di ottobre, l’Ue ha dato il via libera alla commercializzazione del Defitelio, farmaco a base di defibrotide indicato come trattamento preventivo e curativo per l'occlusione delle vene negli adulti e nei bambini sottoposti al trapianto di cellule staminali. L’approvazione si applica ai 28 Paesi membri dell’UE.

In una nota, l'analista di Brean Capital Gene Mack ha detto che l'acquisizione dovrebbe essere immediatamente accrescitiva per Jazz. Secondo le stime dell'analista le vendite di defibrotide sarebbero di 71 milioni dollari nel 2014, varcando la soglia di vendite annuali di 200 milioni dollari nel 2018 per raggiumgere i 500 milioni dollari nel 2023

Gentium, che ha sede a Villa Guardia, nelle vicinanze di Como, nasce nel 1993 da uno spin off di Crinos (azienda, quest'ultima, poi passata sotto il controllo del gruppo tedesco Stada) con lo scopo di sviluppare nuovi farmaci destinati alle malattie della coagulazione. Queste ricerche hanno poi portato alla messa a punto di defibrotide. Nel 2001 l’azienda cambia il proprio nome in Gentium e nel 2006 si è quotata alla borsa NASDAQ di New York. Nel 2010 ha registrato un fatturato di 24,55 milioni di euro.

L’azienda ha siglato con Sigma Tau un accordo di partnership per la commercializzazione in Usa di defibrotide, una volta approvato. Purtroppo, il farmaco, almeno per ora, è stato bocciato dalle autorità regolatore Usa.

«Il miliardo di dollari con cui Jazz Pharmaceuticals ha acquisito Gentium – fa notare Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec – è certamente una buona notizia per gli azionisti della società comasca, ma non per il Paese, dato che probabilmente non porterà valore aggiunto in termini di sviluppo industriale, occupazione qualificata e competitività del sistema paese».

«Si tratta – sottolinea Sidoli - dell'ennesimo gioiello del biotech italiano che passa ad aziende a capitale straniero, a dimostrazione che questo Paese non riesce a sfruttare appieno l'eccellenza del settore biofarmaceutico italiano». Il presidente di Assobiotec ricorda anche come Gentium sia accomunabile ai casi EOS, Okairos, IRB (Istituto per la Ricerca Biotecnologica), Intercept, Silicon Biosystems. «Casi che confermano l'eccellenza della ricerca biofarmaceutica italiana e dimostrano la straordinaria capacità dei nostri manager e imprenditori di attrarre capitali dall'estero e di trasformarli in ulteriore valore, dopo aver sviluppato prodotti e tecnologie innovative.

Purtroppo però – continua Sidoli – questa ricerca d'eccellenza nel nostro Paese non riesce a tradursi in sviluppo industriale, creazione di posti di lavoro e incremento del Pil. Questo è un dato drammatico, che conferma una progressiva perdita di competitività in settori strategici per l'Italia»

«Serve – conclude Sidoli – una chiara strategia e delle misure serie e costanti nel tempo da parte del nostro Governo, per sostenere i settori più innovativi e consentire alle nostre imprese di competere alla pari a livello internazionale, proseguendo il proprio sviluppo industriale nel nostro Paese, creando quindi ricchezza e posti di lavoro. In un periodo di crisi drammatica come quello che stiamo attraversando da anni e da cui fatichiamo ad uscire, gli investimenti in ricerca e sviluppo e la tutela delle imprese innovative devono essere al centro di qualsiasi agenda di governo. Infine, un richiamo al mondo finanziario italiano, che di fatto, a differenza di quanto è accaduto nei principali paesi industrializzati o emergenti, non sta investendo abbastanza nel settore biotech, perdendo così enormi opportunità e non contribuendo allo sviluppo di un settore che è stato determinante nel miglioramento della qualità della vita del pianeta».