Prima o poi Johnson & Johnson si sarebbe fatta sentire. Ci riferiamo alla questione della proprietà dei diritti su Remicade, il biologico indicato per l'artrite reumatoide e altre patologie infiammatorie che in Usa è venduto da JnJ e in Europa e altri paesi è invece commercializzato da Schering Plough. Johnson & Johnson chiederà un arbitrato  per poter risolvere la partnership con Schering-Plough.

La notizia è trapelata pochi giorni fa dalla documentazione presentata da Merck and Co alla Securities and Exchange Commission in cui si legge che la notificazione della richiesta di arbitrato è stata inviata da Johnson & Johnson lo scorso 5 maggio.

L'accordo di partnership fra J&J (attraverso la controllata Centocor) e Schering ne prevedeva l'invalidazione nel caso in cui una delle due aziende avesse cambiato di proprietà. Per questa ragione, il merger da 41,1 miliardi di dollari fra Merck and Co. e Schering è stato strutturato come un "reverse merger", in cui formalmente è Schering a comprarsi Merck per poi cambiare nome e chiamarsi nuovamente Merck.
Johnson & Johnson ritiene di avere le ragioni per potersi riprendere la piena proprietà del farmaco.

Non si tratta di una questione da poco, perché lo scorso anno Remicade ha registrato vendite complessive per quasi 6 miliardi di dollari ($3,75 incassati da J&J e 2,12 da Schering). La faccenda poi non riguarda solo Remicade ma anche il suo successore, Simponi (golimumab) già approvato in Usa e presto anche in Europa.
Come andrà a finire non si sa. Ma una cosa è certa, ci sarà da divertirsi per stuoli di avvocati.